Gemona, il piano per far sparire i resti di Alessandro: "Volevamo portarli in montagna"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   “Pensavo che con il tempo si sarebbe consumato. Poi l’avrei portato via, dove lui diceva di voler riposare”. Lorena Venier, infermiera di 58 anni, racconta così agli inquirenti il macabro progetto per occultare il cadavere del figlio Alessandro, ucciso a Gemona del Friuli insieme alla nuora Mailyn Castro Monsalvo, trentenne di origini colombiane. Un piano che – stando alla sua versione – prevedeva di sezionare il corpo, attendere che si decomponesse e infine disperderne i resti in un luogo montano, scelto perché lo stesso Alessandro avrebbe espresso il desiderio di essere sepolto tra quelle vette.

La dinamica dell’omicidio, avvenuto il 25 luglio, è emersa in modo frammentario attraverso le dichiarazioni delle due donne, ora accusate di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Mailyn, giunta in Italia due anni fa, è stata quella che – in preda al panico – ha chiamato il 112 poche ore dopo il delitto, gridando in un italiano ancora incerto: «Mia suocera vuole ammazzare suo figlio!». Una richiesta d’aiuto arrivata troppo tardi, mentre Alessandro, narcotizzato e strangolato, giaceva già senza vita nella casa di via dei Lotti.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, tra le due donne ci sarebbero stati momenti di tensione. Lorena avrebbe tentato di strappare il telefono alla nuora per impedirle di allertare le forze dell’ordine, ma ormai la chiamata era partita. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, hanno trovato Mailyn in stato di shock e Lorena che, invece, sembrava controllare ogni dettaglio della scena. Le indagini hanno poi portato alla scoperta dei resti, occultati provvisoriamente in attesa che il piano di dispersione in montagna potesse essere eseguito.

Le perizie medico-legali hanno confermato che la vittima è stata sottoposta a un’overdose di farmaci prima di essere soffocata. I segni di lotta sul corpo di Mailyn, insieme alla sua testimonianza, hanno contribuito a delineare un quadro in cui la suocera avrebbe avuto un ruolo predominante nell’esecuzione materiale del delitto. Le motivazioni restano ancora da chiarire completamente, sebbene alcune dichiarazioni lascino intravedere conflitti familiari mai risolti.

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