La Cop30 e il mondo che cambia: tra investimenti record e un futuro già scritto
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Redazione Esteri
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Mentre Belém, in Brasile, si appresta ad ospitare la trentesima Conferenza delle Parti, una riflessione si impone, a dieci anni di distanza dall’Accordo di Parigi. Le analisi di BloombergNEF, che pure registrano un incremento costante degli investimenti nelle tecnologie pulite, non possono ignorare il contesto globale, segnato da un’incertezza geopolitica crescente e da un ripensamento di alcuni Stati sui propri impegni climatici. È in questo scenario, dove persino una potenza come gli Stati Uniti mette in discussione le basi scientifiche del riscaldamento globale, che l’economia verde prova a trovare la sua strada, mostrando una resilienza inattesa nonostante i venti contrari.
L'allarme inevitabile delle Nazioni Unite
A gettare un’ombra lunga sui lavori della conferenza, tuttavia, è il verdetto, definito “inevitabile”, del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. L’Unep, nel suo ultimo Emission Gap Report, ha confermato quanto anticipato dal segretario generale António Guterres: il superamento della soglia critica di 1,5 gradi di riscaldamento globale non è più una prospettiva lontana, bensì un evento destinato a concretizzarsi, nel peggiore dei casi, entro un quinquennio. Una previsione che, scrivendo nero su bianco una verità tanto scomoda, trasforma l’appuntamento di Belém in un momento cruciale non più per la prevenzione, ma per la gestione di un futuro ormai prossimo.
Uno scenario in movimento
Se da un lato l’allarme dell’Onu segna un punto di non ritorno, dall’altro lo stesso organismo, attraverso il suo rapporto sul divario delle emissioni, offre un barlume di miglioramento. Le politiche climatiche attualmente in vigore a livello mondiale, infatti, seppur largamente insufficienti, hanno leggermente modificato le proiezioni di lungo periodo, portando la stima del riscaldamento globale previsto per la fine del secolo da +3,1 a +2,8 gradi Celsius. Un dato che, se da un lato non si avvicina all’obiettivo degli 1,5 gradi, dall’altro dimostra come l’azione umana, seppur a singhiozzo e tra enormi contraddizioni, possa influenzare il corso degli eventi.
La realtà concreta della crisi climatica
La teoria dei rapporti e la complessità delle trattative internazionali trovano un crudo riscontro nella realtà degli eventi meteorologici estremi. Come un monito giunto dai Caraibi, la furia dell’uragano Melissa, di un’intensità tale da aver superato la scala di misurazione tradizionale, ha spinto il primo ministro della Giamaica a dichiarare l’impreparazione di qualsiasi infrastruttura di fronte a una simile potenza. Episodi del genere, che un tempo erano considerati eccezionali, stanno diventando la testimonianza più tangibile e drammatica di un clima che è già cambiato, fornendo ai delegati della Cop30 un campanello d’allarme che non può più essere ignorato.




