Femminicidio di Martina Carbonaro, la freddezza dell’assassino e il dibattito sulla prevenzione
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Redazione Interno
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Mentre i magistrati ricostruiscono gli ultimi, tragici momenti di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci, emergono particolari che lasciano intravedere una lucidità spaventosa. Dopo averle inflitto colpi “di forza micidiale”, come ha sottolineato il pm, il 18enne non solo si è preoccupato di lavarsi e cambiarsi la maglietta macchiata di sangue, ma ha anche cancellato le chat dal telefono della vittima, nascondendone il cellulare. Poi, come se nulla fosse, è uscito con gli amici. Un comportamento che, secondo gli inquirenti, potrebbe far scattare l’aggravante della crudeltà, soprattutto se l’autopsia confermasse che Martina ha agonizzato a lungo.
La madre della ragazza, Enza Cossentino, ha raccontato che Tucci era convinto di essere stato tradito. «Mia figlia chattava con un coetaneo sui social per sfogarsi, ma lui l’ha interpretato come un tradimento», ha spiegato. Un dettaglio che riporta l’attenzione sui meccanismi distorti del possesso, spesso alla radice dei femminicidi.
Proprio per scardinare queste dinamiche, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha chiesto alla premier Giorgia Meloni di collaborare per introdurre a scuola programmi di educazione al rispetto. «Non è normale fidanzarsi a 12 anni», ha osservato il governatore della Campania Vincenzo De Luca, sottolineando quanto precoce sia l’età in cui alcune relazioni iniziano a mostrare segni di tossicità.




