Saverio Romano, l'onorevole e l'inchiesta che scuote la Sicilia
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Redazione Interno
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Rivendicando un “diritto all’ingenuità” e facendo scudo della propria storia personale, Saverio Romano, deputato nazionale ed ex ministro dell’Agricoltura, ha scelto di spiegare pubblicamente le ragioni della sua militanza politica, un percorso che lo ha condotto all’interno di quel partito di cui Totò Cuffaro è stato una figura di spicco. “Ho scelto di fare parte della Democrazia Cristiana perché provengo da una tradizione familiare democristiana, perché sono cresciuta con i valori di questo partito”, ha dichiarato, aggiungendo, con una considerazione che tocca il senso stesso dell’impegno pubblico, di ritenere che “chi, ad un certo momento, abbia la possibilità di dare un contributo debba farlo senza timori o calcoli, con coraggio e senso del dovere”. All’inevitabile domanda, quella che gli è stata posta e che egli stesso afferma di essersi rivolto – “ma proprio nel partito di Totò Cuffaro?” – l’onorevole ha risposto di non averlo conosciuto personalmente, pur conoscendo, “come tutti, le gravi vicende che lo hanno riguardato”.
La difesa e l'orrore giudiziario
Tra le carte di un’inchiesta di vasta portata, che ha scosso le fondamenta della Sicilia e che non coinvolge il solo Cuffaro, è infatti emerso il nome di Saverio Romano, il quale ha appreso della richiesta di arresti domiciliari a suo carico soltanto attraverso le pagine dei giornali, in assenza di qualsiasi notifica ufficiale. A delineare la sua posizione è intervenuto il legale, l’avvocato Raffaele Bonsignore, il quale ha puntualizzato alcuni aspetti cruciali della vicenda: “Il mio assistito, onorevole Francesco Saverio Romano, è indagato esclusivamente in relazione ad un unico episodio e ai capi di imputazione ad esso riferiti”. La difesa, da quanto trapelato, parla di un “orrore giudiziario” che travolge le esistenze delle persone, segnando un solco profondo tra la vita pubblica e le indagini della magistratura.
Le origini del terremoto nei trasporti
Il terremoto che sta investendo la sanità siciliana, infatti, ha avuto una genesi del tutto inattesa, trovando la sua origine nel settore dei trasporti. Tutto ebbe inizio da un’intercettazione ambientale relativa alla gestione dell’Azienda Siciliana Trasporti, durante la quale gli investigatori captarono un colloquio che, partendo da un semplice progetto industriale, ha finito per delineare in maniera sempre più netta il ruolo dell’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro. Fu proprio da queste prime, decisive intercettazioni che prese progressivamente forma il Corposo fascicolo della Procura di Palermo, un’indagine che ha allargato lo sguardo verso il complesso mondo degli appalti pubblici e, in particolare, verso il sistema sanitario regionale, rivelando connessioni fino a quel momento rimaste nell’ombra.
L'allargamento dell'inchiesta a Villa Sofia
L’inchiesta sulla sanità, di conseguenza, si è allargata toccando un altro settore strategico e delicato come quello del servizio di lavaggio e distribuzione della biancheria ospedaliera. Anche una gara dal valore considerevole, 22,3 milioni di euro per un periodo di cinque anni, bandita dall’azienda Villa Sofia-Cervello, è così finita sotto la lente d’ingrandimento della Procura, la quale sta indagando su presunte irregolarità e su accordi occulti che avrebbero caratterizzato la procedura. Al centro di questa nuova fase delle indagini ritorna una figura già nota alle cronache giudiziarie, quella di Ninni Sciacchitano, commercialista di Corleone, il quale, già ai domiciliari per il primo filone dell’indagine, è diventato destinatario di una nuova e più stringente misura cautelare in carcere.




