La sanità siciliana, le talpe di Cuffaro e gli arresti per il mercimonio della salute
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Redazione Interno
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Un silenzio operoso, quello di Renato Schifani, che mentre vola a Bruxelles per discutere del Piano rifiuti e dei termovalorizzatori, sembra voler prendere le distanze da una misura che, ormai, è più che colma. Non è solo la questione giudiziaria, di cui dovrà occuparsi la Magistratura, a pesare sull’atmosfera; è la percezione di una perdita totale di etica e di morale pubblica, un sentimento che aleggia nell’isola e che le recenti indagini non fanno che alimentare. Gli sviluppi delle inchieste, che si dipanano in più filoni, stanno rivelando un reticolo di connessioni e di metodi d’azione che, pur nella loro gravità, mostrano una certa metodicità.
Le talpe dell’ex governatore
La presunta associazione a delinquere, che gli inquirenti attribuiscono all’ex governatore Totò Cuffaro, si sarebbe avvalsa, come accade nelle organizzazioni criminali più strutturate, di figure insospettabili e ben collocate. Un carabiniere, ma anche un uomo “molto in alto buttato nei servizi segreti”: queste le “gole profonde” dalle quali Cuffaro avrebbe potuto apprendere notizie riservate, addirittura sulle indagini a suo carico. Il Ros, il raggruppamento operativo speciale dell’Arma, ha documentato una serie di incontri tra il politico e queste talpe, non soltanto a Palermo ma anche a Roma, ricostruendo una trama di scambi che andava ben oltre i confini regionali. Parallelamente, dalle intercettazioni che vedono Cuffaro indagato per corruzione emergono i nomi di altri personaggi, come Filippo Paradiso, un tempo poliziotto e consulente della Presidenza del Consiglio, la cui posizione sta creando non pochi problemi alla società per cui oggi lavora, la G7International, la quale, peraltro, risulta estranea ai fatti oggetto delle indagini e sta valutando come gestire la situazione.
Il sistema degli appalti sanitari
Mentre si indaga sulle possibili infiltrazioni negli apparati dello Stato, un altro terremoto, forse ancor più concreto nei suoi effetti sulla vita dei cittadini, scuote il settore sanitario regionale. La Procura di Palermo ha infatti richiesto quindici misure cautelari, di cui otto in carcere, quattro ai domiciliari e tre interdittive per altrettante società, nell’ambito di una nuova e vasta operazione. L’inchiesta, che segue di pochi mesi un primo filone esploso a giugno, ricostruisce un vero e proprio mercimonio della sanità pubblica, basato su un sistema di tangenti e di appalti pilotati, accordati tra aziende pubbliche e imprese private del settore. Al centro di questo intricato meccanismo, che coinvolge funzionari compiacenti, imprenditori e una pletora di intermediari, torna a esserci una figura già nota alle cronache giudiziarie.
L’architetto della rete corruttiva
Antonino Maria Ninni Sciacchitano, un commercialista di 65 anni originario di Corleone, è considerato dagli investigatori l’architetto di questa complessa rete corruttiva. Già ai domiciliari per il primo filone dell’inchiesta “Sorella Sanità bis”, a Sciacchitano è ora destinataria una nuova e più severa richiesta di arresto in carcere. La sua figura sembra essere il perno attorno al quale ruotano gli affari, opachi e redditizi, che hanno prosciugato risorse pubbliche destinate alla salute, deviandole attraverso canali illeciti. La sua capacità di muoversi attraverso diversi livelli dell’apparato amministrativo e del mondo imprenditoriale lo indica come un regista, colui che imbastiva gli accordi e ne garantiva l’esecuzione, dimostrando una profonda conoscenza delle procedure e delle loro vulnerabilità.




