Sconfitta sulla legge elettorale, maggioranza sotto di un voto. Meloni: "Ha vinto la palude"
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Redazione Interno
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È bastato un solo voto di scarto, 188 a 187, per respingere l'emendamento sulle preferenze e rimettere a nudo la distanza che separa il palazzo della politica dai cittadini. Quello che si è visto in Parlamento non è un semplice incidente di percorso ma il trionfo dell'autoconservazione. Il voto segreto ha registrato una sconfitta per un solo voto, affossando la proposta di modifica firmata da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc.
Il voto e la reazione di Meloni
Il governo Meloni subisce una sconfitta a sorpresa in Parlamento sulla riforma elettorale. La presidente del Consiglio ha commentato: "Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude". Meloni ha inoltre aggiunto: "Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate", sottolineando che nella maggioranza sono mancati diversi voti e che su questo serve una riflessione.
L'esito indica la presenza di franchi tiratori nella maggioranza: Lega e Forza Italia avevano annunciato il voto favorevole.
La protesta del M5S in Senato
All'indomani del passo falso della maggioranza alla Camera, i senatori del Movimento 5 Stelle hanno esposto cartelli con la scritta "Imbullonati" nell'aula di Palazzo Madama. Il capogruppo Luca Pirondini ha dichiarato: "Il 4 settembre questo governo si vanterà di essere il più longevo della storia, ma passerete alla storia come il governo più 'imbullonato' alla poltrona". Pirondini ha anche detto: "Ieri il governo Meloni è caduto per la seconda volta in 3 mesi. La domanda quindi è, quando ve ne andate a casa?".
Le reazioni delle opposizioni
Dopo il risultato, le opposizioni hanno occupato l'Aula chiedendo le dimissioni della premier. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attaccato duramente la premier, definendo l'emendamento sulle preferenze un "tentativo mistificatorio" e chiedendo l'apertura di una crisi di governo: "Ora aprite una crisi di governo, andate a casa perché tocca a noi".
Elly Schlein ha dichiarato: "Questo è stato un voto contro l'arroganza di chi pensa che in un paese a crescita zero, con salari più bassi d'Europa, con le liste d'attesa più lunghe, con i costi dell'energia più alti, la priorità fosse la legge elettorale. Hanno fallito ed è il momento di andare a casa".
Lo scenario politico e i prossimi passaggi
Nonostante lo stop, la maggioranza vuole completare il percorso parlamentare della legge elettorale. L'iter del provvedimento prosegue, ma l'esame alla Camera riprende con circa 60 proposte di modifica su cui l'Aula si deve pronunciare. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha indicato la possibilità di modifiche nel passaggio a Palazzo Madama.
Secondo La Russa, il bicameralismo consente di intervenire "anche chirurgicamente" sul testo approvato dalla Camera, e al Senato il voto sul punto sarebbe palese e non segreto. Il governo punta a chiudere l'iter entro fine 2026, per evitare di approvare la legge nello stesso anno delle elezioni previste nel 2027.




