Sinner, Briatore e l'invidia italiana: «Ti vogliono bene solo se sei un miserabile»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A margine dell’inaugurazione del suo locale Crazy Pizza a Torino, Flavio Briatore ha tracciato, con la consueta verve, un parallelo impietoso tra le dinamiche sociali del paese e le recenti polemiche che hanno investito il tennista Jannik Sinner. Secondo l’imprenditore, il campione di tennis è diventato il bersaglio di una certa critica non per le sue scelte, come il rifiuto di partecipare alla Coppa Davis o la residenza fiscale a Montecarlo, bensì per il suo successo stesso. «Accade a chiunque abbia successo», ha affermato Briatore, delineando una sorta di regola non scritta del vivere comune italiano, dove si perdona tutto, trionfi compresi, ma non la fortuna che ne consegue. La sua analisi, per quanto drastica, punta il dito contro un sentimento che egli ritiene endemico: l’invidia.

La difesa a spada tratta del numero uno del tennis

Le parole di Briatore, che si è presentato come un alleato inaspettato del tennista, suonano come una difesa appassionata contro quella che percepisce essere un’ingiustizia di fondo. «In Italia per essere benvoluto devi essere un miserabile», ha dichiarato senza mezzi termini, suggerendo come la condizione di indigenza, o quantomeno di non eclatante prosperità, sia l’unica garanzia per ottenere il consenso popolare. Una visione che, se da un lato sembra echeggiare un certo qualunquismo, dall’altro fotografa con crudo realismo un meccanismo di invidia sociale che spesso emerge nel discorso pubblico, specialmente quando a essere sotto i riflettori sono personaggi che, come Sinner, hanno raggiunto l’apice della propria carriera. L’imprenditore, del resto, non ha fatto sconti, dipingendo un paese che fatica a celebrare i suoi vincenti senza riserve.

Le perplessità sulla Juventus e la frecciatina a Spalletti

Il discorso di Briatore, noto tifoso bianconero, si è poi spostato sul calcio e in particolare sulla panchina della Juventus, affidata a Luciano Spalletti. «Spalletti a me non piace», ha esordito, motivando la sua posazione con il ricordo dell’esperienza alla guida della Nazionale. Tuttavia, l’imprenditore ha riconosciuto i meriti dell’allenatore, che con il Napoli ha conquistato lo scudetto e, per celebrare quel trionfo, si è fatto tatuare il simbolo del club sul braccio. Ed è proprio su quel gesto che Briatore ha costruito la sua frecciatina, augurandosi che, per dimostrare una dedizione simile alla causa juventina, «si tatui la Juve sull’altro braccio». Una presa di posizione che, al di là del gusto personale, rivela le altissime aspettative che gravano sull’allenatore e una certa diffidenza iniziale che solo i risultati potranno dissipare.

Un’analisi sul clima che circonda i campioni

Quello offerto da Briatore è dunque un duplice commento, che unisce la passione sportiva a una riflessione più ampia sulla società. Se da una parte esprime una preferenza tecnica e caratteriale in ambito calcistico, dall’altra lancia un j’accuse ben più profondo, toccando un nervo scoperto del carattere nazionale. La sua non è una semplice opinione sul caso Sinner, bensì una denuncia di un clima culturale che, a suo dire, tende a penalizzare l’eccellenza e a guardare con sospetto chi, attraverso il talento e l’impegno, riesce a distinguersi. Una condizione, questa, che sembra trascendere i confini del singolo sport e che investe, più in generale, il rapporto tra i successi individuali e il sentire collettivo.

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