Sottile contro Ranucci e gli inviati di Report: "Mitomania assoluta, vogliono farmi finire al rogo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Salvo Sottile non ha mai amato girarsi dall'altra parte, e la vigilia del suo debutto alla conduzione di "Ore 14" su Rai2 non fa eccezione. Il giornalista, che raccoglie il testimone da Milo Infante dopo il passaggio di quest'ultimo a Mediaset, ha rotto un silenzio che non gli appartiene per rispondere a quanto accaduto nei pressi del cortile della sede Rai di via Teulada, dove due membri della redazione di "Report" lo avrebbero avvicinato con toni tutt'altro che concilianti.

Un alterco verbale, destinato a trasformarsi in un caso di cronaca interna, ha offerto a Sottile l'occasione per tornare a caricare contro Sigfrido Ranucci, il conduttore del programma di inchiesta, con accuse che non lasciano spazio a fraintendimenti e che suonano come una dichiarazione di guerra a una certa idea di giornalismo militante.

L'alterco nel cortile e la difesa a oltranza

Nel cortile della sede Rai di via Teulada, a poche ore dalla conferenza stampa di presentazione del suo nuovo programma, Salvo Sottile ha incrociato due inviati di "Report" e il clima si è surriscaldato in breve tempo. Il conduttore, interpellato sull'accaduto, non ha nascosto l'amarezza per le espressioni usate nei suoi confronti – "venduto" e "pezzo di m..." – ma ha trasformato l'episodio in un pretesto per allargare il discorso a quella che lui definisce una "mitomania assoluta" da parte di Ranucci e dei suoi collaboratori.

L'atteggiamento dei pretoriani del guru del giornalismo d'inchiesta, secondo Sottile, rivelerebbe un'arroganza inaccettabile, una presunzione di superiorità morale che non ammette critiche e che finisce per trasformare chiunque osi sollevare un'obiezione in un eretico da mandare al rogo. Le sue parole, cariche di una rabbia che non cerca filtri, dipingono il ritratto di un ambiente in cui il dissenso viene equiparato al tradimento e dove la doppia morale la fa da padrone, soprattutto quando si tratta di difendere il "santone" delle sinistre.

"Mitomania assoluta": l'attacco frontale a Ranucci

Salvo Sottile non usa giri di parole quando parla di Sigfrido Ranucci. In un'intervista rilasciata alla vigilia del suo ritorno in tv, il giornalista ha spiegato la genesi del diverbio e ha ribadito con forza la sua posizione critica, parlando apertamente di una "mitomania assoluta" che caratterizzerebbe il collega e il suo metodo di lavoro. Non si tratta di un semplice scambio di battute, ma di una critica strutturale a un modo di fare informazione che Sottile considera intriso di autocompiacimento e di una narcisistica visione di sé come ultimo baluardo della verità.

Le accuse, pesanti e circostanziate, vanno al cuore della credibilità di "Report" e del suo conduttore, messi in discussione non nei contenuti ma nell'approccio, in quella che Sottile percepisce come una gestione autoritaria del racconto giornalistico. Il neoconduttore di "Ore 14" ha ribadito il suo ruolo di giornalista che fa domande a tutti, senza esclusione di colpi, e che intende continuare a farlo indipendentemente dalle pressioni o dagli insulti ricevuti, quasi a voler tracciare un solco netto tra la sua idea di professione e quella, a suo dire, monolitica e sacrale, predicata da Ranucci.

Le frecciatine a Infante, Bonaccini e le parole per Guardì

In questo quadro di tensioni e dichiarazioni al vetriolo, Sottile ha trovato il modo di allargare il tiro ad altri bersagli, senza però rinunciare a qualche concessione al dialogo. Le frecciatine a Milo Infante, suo predecessore a "Ore 14" e ora passato al Biscione, sono state un corollario inevitabile, così come le critiche a Bonaccini, finite nel mirino del giornalista per ragioni che affondano in precedenti divergenze politiche.

Ma se da un lato l'atteggiamento di Sottile è stato di fuoco amico e di scontro aperto, dall'altro non sono mancate le parole al miele per Michele Guardì, storico volto della televisione italiana, a dimostrazione che il conduttore è in grado di dosare gli affetti e gli asti a seconda delle persone e delle circostanze. Un equilibrio precario, quello di Sottile, che alterna la polemica più aspra a momenti di apparente distensione, forse nel tentativo di mostrare un carattere complesso, fatto di contraddizioni e di un'umanità che non si lascia facilmente incasellare in una sola definizione.

Sottile ha anche parlato dei 400.000 euro di stipendio, smentendo cifre e ricostruzioni che erano circolate nei giorni precedenti e fornendo la sua verità economica per fugare ogni sospetto di conflitto di interessi o di asservimento al potere.

La vigilia di "Ore 14" tra polemiche e nuove sfide

L'esordio di Salvo Sottile alla conduzione di "Ore 14" su Rai2 avviene dunque in un clima di fuoco, con il giornalista chiamato a gestire non solo le aspettative su un programma di cronaca e attualità di prima fascia, ma anche le conseguenze delle sue ultime uscite pubbliche. Il passaggio di consegne da Milo Infante, già segnato da qualche schermaglia, si arricchisce ora di un nuovo capitolo fatto di botta e risposta che rischiano di offuscare il lancio del format.

Sottile, dal canto suo, non sembra voler arretrare di un millimetro: la sua dichiarazione d'intenti suona come un programma di governo della trasmissione, in cui le domande scomode non saranno risparmiate a nessuno e dove lo scontro, se necessario, diventerà un metodo di lavoro. Il conduttore ha confermato che con Mentana esiste un rapporto di "amore e odio", fatto di scambi di messaggi e di reciproci "affanco", quasi a voler sottolineare che anche i rapporti più tesi possono convivere con una forma di rispetto professionale.

L'arrivo di Sottile su Rai2, con il suo stile diretto e la sua propensione alla polemica, rappresenta un innesto di adrenalina in un palinsesto che, a metà pomeriggio, cerca di distinguersi nella competizione con gli altri network, e il conduttore sembra intenzionato a giocarsi tutte le sue carte, compresa quella di un giornalismo che non teme il conflitto e che anzi lo cerca per affermare la propria identità.

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