Mondiali 2026, Spagna ai quarti: Merino stende il Portogallo al 91'

Mondiali 2026, Spagna ai quarti: Merino stende il Portogallo al 91'
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono partite che sembrano destinate a non sbloccarsi mai, e poi c'è un guizzo, un colpo di testa, un istante che cambia tutto. A Dallas, davanti a un pubblico che aspettava il lampo del genio o magari un rigore nei supplementari, è successo esattamente questo: la Spagna ha trovato la via del quarto di finale mondiale all'ultimo respiro del tempo regolamentare, firmando l'1-0 sul Portogallo con Mikel Merino al 91'.

Il centrocampista dell'Arsenal, entrato dalla panchina per dare freschezza al reparto, si è avventato sulla palla giusta al momento giusto, spedendola in rete e scatenando la gioia spagnola, mentre dall'altra parte si spegneva l'ennesimo sogno di Cristiano Ronaldo, che a quarantuno anni ha visto il suo Mondiale finire proprio sul più bello.

La nazionale di Luis de la Fuente, dopo un primo tempo chiuso a reti bianche e un secondo tempo di grande sofferenza, può ora preparare la sfida ai quarti contro il Belgio, vincitore nei confronti degli Stati Uniti, mentre per i lusitani si chiude una storia fatta di lacrime, abbracci e, inevitabilmente, di un passaggio di consegne che ha il sapore della malinconia.

Il gol decisivo e il sollievo di Merino

Quando il punteggio resta inchiodato sullo 0-0 per oltre novanta minuti, ogni secondo che passa diventa un macigno sulle spalle dei calciatori, e la tensione si taglia con il coltello in panchina. Mikel Merino, che ha preso il posto di un compagno nel corso del secondo tempo per cercare di dare maggiore peso all'area di rigore avversaria, si è trovato al posto giusto nel momento più caldo della partita, quando un cross dalla destra ha trovato la testa del numero sei spagnolo, che ha indirizzato la palla nell'angolo opposto alla disperata disperazione del portiere portoghese.

Il centrocampista, intervistato in zona mista al termine della sfida, ha raccontato con sincerità le sensazioni provate in quell'istante, parlando di "tanta gioia ma soprattutto di un enorme sollievo", perché quando una gara si protrae verso i tempi supplementari, ha spiegato, si soffre tanto in campo quanto davanti alla televisione, e trovare il gol all'ultimo minuto significa togliersi un peso enorme dalle spalle.

Le sue parole, pronunciate con la schiena ancora madida di sudore e lo sguardo perso nel vuoto dello stadio che si stava lentamente svuotando, hanno confermato l'importanza di un successo che non era affatto scontato contro una nazionale ostica come quella portoghese, capace di chiudersi bene e di ripartire con una velocità che ha messo più volte in crisi la retroguardia spagnola.

L'abbraccio tra Ronaldo e Yamal: un simbolo mancato

Al triplice fischio, l'immagine che ha fatto il giro del mondo è stata quella di Cristiano Ronaldo che, dopo aver asciugato le lacrime di rabbia e delusione, ha cercato Lamine Yamal per un abbraccio che molti hanno letto come un passaggio di testimone tra due epoche del calcio mondiale.

Il giovane talento del Barcellona, che agli Europei del 2024 aveva incantato con giocate da fuoriclasse, ieri sera è apparso invece spento, impreciso e letteralmente annullato dalla marcatura serrata di Nuno Mendes, il terzino del PSG che fino al momento del suo infortunio lo ha tenuto in tasca senza concedergli un solo pallone giocabile.

E proprio in quell'abbraccio, in quella stretta che avrebbe dovuto simboleggiare l'inizio di una nuova era per il calcio spagnolo e portoghese, c'è stata una nota stonata che non è passata inosservata: Yamal, che in questo Mondiale ha segnato soltanto una rete, quella nel 4-0 contro l'Arabia Saudita, è stato finora il grande assente in un torneo che invece sta esaltando i più grandi campioni del pianeta, da Messi a Mbappé, da Haaland a Vinicius Junior, passando per Kane, Dembelé e Bellingham.

Il numero dieci blaugrana, che sulla carta avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti assoluti di questa rassegna iridata, ha deluso le aspettative e contro il Portogallo non ha mai trovato lo spunto giusto per saltare l'uomo o per creare quella superiorità numerica che la Spagna cercava con insistenza sulla fascia destra.

La festa a Madrid e l'attesa per il Belgio

Mentre a Dallas i giocatori spagnoli si abbracciavano in cerchio per celebrare il passaggio del turno, a Madrid migliaia di tifosi hanno invaso le piazze per seguire la partita sui maxischermi, e il gol di Merino ha scatenato un boato che si è sentito fino ai quartieri periferici della capitale. La città si è fermata per un attimo, poi è esplosa in canti e bandiere, perché la vittoria contro il Portogallo nei quarti di finale di un Mondiale ha un sapore particolare, quasi epico, e spinge la Roja a sognare in grande in vista del prossimo ostacolo.

La nazionale iberica affronterà infatti il Belgio, che negli ottavi ha avuto la meglio sui padroni di casa degli Stati Uniti con una prestazione solida e cinica, e che rappresenta un avversario temibile per qualità e esperienza.

De la Fuente, che ha saputo gestire le risorse della sua panchina con intelligenza, dovrà studiare un piano per mettere in difficoltà i diavoli rossi, ma intanto può godersi la soddisfazione di aver superato un derby iberico che tradizionalmente regala emozioni e colpi di scena, come quello di stasera, quando un colpo di testa al 91' ha riscritto la storia di due nazioni che si conoscono a memoria e che in campo si rispettano ma non si concedono nulla.

Per il Portogallo, invece, si chiude una pagina importante: l'avventura mondiale di Cristiano Ronaldo, che ha lottato fino all'ultimo minuto cercando di trascinare i suoi compagni con la sua immensa esperienza, si interrompe agli ottavi, e le lacrime versate al triplice fischio raccontano la fatica di un campione che sa di aver dato tutto ma che si è trovato di fronte una Spagna più lucida e più cinica nei momenti decisivi.

I lusitani hanno giocato alla pari per gran parte della partita, hanno chiuso gli spazi con disciplina e hanno anche sfiorato il vantaggio in un paio di occasioni, ma alla fine hanno dovuto cedere alla legge del calcio, quella che premia chi riesce a mantenere la concentrazione fino all'ultimo secondo e chi trova il guizzo giusto quando la fatica inizia a farsi sentire.

Ora la Roja si prepara a un'altra battaglia, consapevole che ogni partita da qui in avanti sarà una finale, e che il sogno mondiale passa attraverso il Belgio, ma anche attraverso la capacità di ritrovare quel lampo di genialità che finora è mancato e che, chissà, potrebbe tornare proprio quando meno ce lo si aspetta.

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