Trump annuncia dazi del 100% sulle importazioni dalla Cina da novembre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump ha dichiarato, attraverso il suo canale di social media preferito, l'intenzione di applicare un'imposta doganale addizionale del cento per cento su tutti i beni importati dalla Cina, a partire dal prossimo primo novembre o forse anche prima. Questa mossa, che riaccende un conflitto commerciale solo apparentemente sopito, spingerebbe le tariffe verso livelli tali da aver già in passato generato il panico sui mercati internazionali e il timore concreto di una recessione su scala globale. La decisione, che non è stata annunciata attraverso i canali diplomatici tradizionali ma con un post pubblico, arriva a seguito della recente e più stretta regolamentazione cinese sull'export delle cosiddette terre rare, quei minerali fondamentali per l'industria tecnologica e quella delle energie verdi.

Le ragioni di una escalation

L'ira di Trump, che lui stesso ha motivato, nasce dalla percezione che la Cina abbia "assunto una posizione straordinariamente aggressiva in materia di commercio". Il presidente americano ha fatto esplicito riferimento a una lettera, definita "estremamente ostile al mondo", inviata dal suo omologo cinese, la quale avrebbe innescato la risposta statunitense. Se da un lato Pechino ha infatti irrigidito i controlli sull'esportazione di elementi critici, dall'altro Washington risponde ora alzando in maniera esponenziale la posta in gioco, minacciando di colpire l'intero spettro dei prodotti che arrivano dal paese asiatico.

I controlli sull'export di software

Alla minaccia dei dazi, che di per sé rappresenterebbe un'azione commerciale senza precedenti per la sua portata, Trump ha affiancato un'altra misura altrettanto significativa. La sua amministrazione, ha asserito, "imporrà controlli sulle esportazioni di tutti i software critici". Questo passaggio, sebbene meno dettagliato nell'annuncio pubblico, indica una volontà di estendere la battaglia oltre le merci tangibili, colpendo il flusso di tecnologie digitali e di codici essenziali, settori in cui la dipendenza reciproca tra le due superpotenze è profonda e intricata. Una parte di essi, quelli più vitali, potrebbe quindi subire restrizioni nella circolazione.

Lo scenario delle terre rare

La mossa cinese che ha funto da detonatore risale ai primi di aprile, quando Pechino ha reso obbligatoria una licenza per l'estrazione, la raffinazione e la commercializzazione di una lista di sette minerali strategici. Questi elementi, noti appunto come terre rare, sono componenti indispensabili per la produzione di una vasta gamma di beni high-tech, dai telefoni cellulari alle turbine eoliche, fino ai sistemi d'arma più sofisticati. La Cina, che detiene una posizione di quasi monopolio nella loro fornitura globale, ha quindi utilizzato una leva potente, alla quale Trump ha replicato con un'altra altrettanto potente, creando uno stallo pericoloso.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.