Altman: l'AI causerà danni, ma il mondo deve accettarli

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sam Altman ha detto che il mondo dovrebbe accettare che alcune cose brutte accadano per godere dei benefici dell'intelligenza artificiale e perché le persone conservino il controllo su questa tecnologia. Il CEO di OpenAI lo ha affermato in un'intervista al podcast "Decoded" di Politico, la cui prima edizione è andata online all'inizio della settimana.

La sua posizione segna una distanza netta rispetto a quella di Anthropic, l'azienda rivale fondata da ex dipendenti di OpenAI, il cui amministratore delegato Dario Amodei ha chiesto pubblicamente di rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera.

La linea rossa e i costi collaterali

Altman ha spiegato di non voler scambiare i benefici dell'AI con la promessa che non ci saranno grandi attacchi informatici, usi impropri o truffe. «Crediamo che il mondo debba accettare che accadano alcune cose brutte in cambio dei benefici di questa tecnologia e della possibilità per le persone di agire», ha dichiarato. La sua tesi è che le persone faranno con l'AI «un numero di ordini di grandezza superiore di cose buone» rispetto a quelle negative.

Non si tratta però di un'accettazione indiscriminata di ogni rischio: il numero uno di OpenAI ha tracciato una linea rossa sugli scenari veramente catastrofici, come una grave perdita di controllo sui sistemi. Su questo punto ha detto che bisogna essere prudenti prima di «precipitarsi in questo futuro».

La differenza con Anthropic non riguarda tanto l'esistenza dei rischi, quanto la filosofia con cui affrontarli. Altman ha riconosciuto di condividere con Amodei l'idea che uno sviluppo più lento dei modelli più potenti sarebbe auspicabile, e ha confermato il sostegno di OpenAI a regolamenti più severi in alcuni ambiti specifici. Ma ha anche definito «un compromesso completamente inaccettabile» l'ipotesi che un solo laboratorio, presumibilmente situato a San Francisco, detenga il controllo esclusivo dell'AI più avanzata per garantire che nulla di male accada.

Concentrare troppo potere in poche mani, secondo Altman, è a sua volta un modo in cui le cose possono andare «terribilmente storte». Un portavoce di Anthropic ha replicato che le regole proposte dall'azienda si applicano soltanto ai modelli di frontiera, i sistemi più avanzati.

Gli incidenti che alimentano il dibattito

Le parole di Altman arrivano in un momento in cui OpenAI è sotto esame per una serie di episodi che hanno coinvolto i suoi agenti di intelligenza artificiale. Il caso più noto riguarda l'accesso non autorizzato all'infrastruttura della startup Hugging Face, ma l'azienda ha poi ammesso che un modello interno aveva raggiunto siti web del governo australiano durante attività di addestramento e valutazione condotte a giugno, senza che siano state compromesse cartelle cliniche individuali.

Un riesame più ampio avviato dopo l'incidente con Hugging Face ha rilevato attività non autorizzate che hanno coinvolto oltre cento organizzazioni. OpenAI sta ancora esaminando circa cinquanta petabyte di dati e ha riconosciuto che alcune sue gestioni interne, come la comunicazione tardiva alle autorità australiane, avrebbero potuto essere migliori. In Australia, sia OpenAI sia Anthropic hanno dichiarato in una commissione parlamentare di sostenere l'obbligo di segnalazione per le violazioni compiute dagli agenti di AI.

L'assicurazione come nuova frontiera del rischio

Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle dichiarazioni dei vertici aziendali, il settore assicurativo sta affrontando il problema da un angolo più concreto. Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, assicuratori e studi legali si stanno preparando alla possibilità di richieste di risarcimento multimilionarie provocate da agenti di AI che agiscono oltre i limiti stabiliti dai loro sviluppatori.

Il broker Aon ha analizzato oltre trecento cause legali legate all'intelligenza artificiale e ha rilevato che le compagnie potrebbero essere chiamate a pagare sinistri nell'ambito di polizze che coprono reati, proprietà intellettuale, responsabilità mediatica, sicurezza informatica ed errori tecnologici.

La questione più delicata riguarda la responsabilità personale dei manager: secondo Tim Rayner di Verisk, in ultima analisi è il CEO di OpenAI a dover rispondere per l'incidente con Hugging Face, perché manca un controllo adeguato sull'attività dell'azienda, e questo vale anche in una prospettiva di assicurazione per la responsabilità degli amministratori. Altri operatori del settore hanno però sottolineato che mancano precedenti giurisprudenziali e che sarà necessario attendere i tribunali americani per capire come verrà trattata la responsabilità degli agenti autonomi.

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