Altman: «Il mondo accetti eventi negativi in cambio dei benefici dell'IA»

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il mondo deve accettare che accadano alcuni eventi negativi in cambio dei benefici offerti dall'intelligenza artificiale. È la posizione espressa da Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, nel corso di un'intervista a Decoded, il podcast di Politico, durante la quale ha rivendicato una «notevole divergenza di vedute» rispetto a Dario Amodei, numero uno di Anthropic.

La contrapposizione con Anthropic

«Crediamo che il mondo debba accettare che accadano cose negative per i benefici che questa tecnologia offre alle persone e per il potere decisionale che hanno», ha dichiarato Altman, sintetizzando la distanza dalla linea del rivale. L'amministratore delegato di OpenAI ha spiegato di comprendere, pur senza condividerla, la posizione di chi ritiene che una tecnologia tanto potente e pericolosa debba restare nelle mani di un unico laboratorio a San Francisco, incaricato di prevenire i danni e distribuire i benefici.

Altman ha definito tale approccio «un compromesso assolutamente inaccettabile», in contrasto con la «linea normativa più flessibile» sostenuta da OpenAI.

La distanza tra i due dirigenti riguarda anche la portata dei rischi da accettare. Altman ha precisato di non essere disponibile a tollerare «i rischi davvero catastrofici», incluso il possibile «serio rischio di perdita di controllo sull'IA», chiarendo che la sua accettazione riguarda gli eventi negativi di entità minore e non le minacce esistenziali.

La convergenza normativa e le sue ambiguità

Nonostante la contrapposizione rivendicata, negli ultimi mesi OpenAI ha progressivamente avvicinato la propria posizione a quella di Anthropic sul piano delle regole. L'azienda ha sostenuto leggi statali che impongono requisiti di sicurezza più severi rispetto al passato e i suoi lobbisti hanno appoggiato una proposta bipartisan alla Camera che obbligherebbe le principali società di intelligenza artificiale a integrare valutatori esterni indipendenti.

Un portavoce di Anthropic, interpellato in merito, ha precisato che le proposte regolatorie dell'azienda «si applicano soltanto ai modelli di frontiera». Nel settembre scorso lo stesso Amodei aveva chiarito la propria posizione in uno scambio sui social network, spiegando che Anthropic si sforza di elaborare proposte che penalizzino i grandi laboratori di frontiera e avvantaggino i concorrenti più piccoli.

La questione dei valutatori esterni integrati rappresenta il primo gradino di un piano in tre punti che Amodei aveva illustrato in un saggio pubblicato a settembre, chiedendo di rallentare la crescita delle capacità dei modelli più avanzati.

La lettera di David Robinson

L'intervista di Altman arriva a pochi giorni di distanza dalle dimissioni di David Robinson, responsabile dei rapporti sulla sicurezza di OpenAI, annunciate con una lettera pubblicata su The Atlantic. Robinson ha motivato la propria scelta con quella che ha definito una cultura aziendale «compromessa», orientata a una crescita rapida che finisce per sacrificare la tutela.

«La portata di tali fallimenti sta crescendo man mano che i sistemi diventano più sofisticati», ha scritto l'ex dirigente, citando episodi recenti in cui i controlli di sicurezza dell'azienda non hanno funzionato come previsto. Nella sua riflessione, Robinson ha invocato standard di sicurezza paragonabili a quelli dell'industria nucleare o dell'aviazione, sottolineando come il futuro dipenda da una «saggezza che manca alla Silicon Valley».

OpenAI ha replicato alla lettera affermando di assicurarsi che i propri modelli «non diventino più capaci di quanto possiamo gestire e mettere in sicurezza» e di interrompere l'addestramento o rinviare il lancio quando necessario.

Il quadro regolatorio italiano ed europeo

Mentre negli Stati Uniti il dibattito sulle regole resta aperto, in Italia il quadro normativo si è consolidato con la legge 132 del 2025, entrata in vigore il 10 ottobre di quell'anno, che promuove un utilizzo «corretto, trasparente e responsabile» dell'intelligenza artificiale in una dimensione antropocentrica.

La legge si interpreta e applica conformemente al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, l'AI Act, che introduce una disciplina uniforme per l'immissione sul mercato e l'utilizzo dei sistemi di IA nell'Unione, articolata su quattro livelli di rischio.

Il decreto legislativo di adeguamento, esaminato in Parlamento nell'estate del 2026, ha designato l'Agenzia per l'Italia digitale e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale quali autorità nazionali competenti e ha istituito uno spazio di sperimentazione regolamentare per le imprese. Sul piano degli investimenti, l'articolo 23 della legge 132 destina fino a un miliardo di euro dal Fondo di sostegno al venture capital allo sviluppo dell'ecosistema nazionale dell'intelligenza artificiale.

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