Rio de Janeiro, studenti in piazza contro i tagli all'istruzione e il piano di Flávio Bolsonaro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Migliaia di studenti hanno invaso il centro di Rio de Janeiro per manifestare contro il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro e il suo programma di austerità, che secondo gli organizzatori prevede pesanti tagli ai fondi destinati all'istruzione pubblica. La protesta, convocata dalla União Nacional dos Estudantes e diffusa attraverso i social network, ha preso il via dalla Chiesa della Candelária per poi snodarsi fino alla Cinelândia, una delle piazze storiche della città che da decenni ospita le manifestazioni della sinistra brasiliana.

Le ragioni della mobilitazione

I partecipanti hanno chiesto maggiori risorse per l'educazione e la gratuità dell'insegnamento, difendendo in particolare la continuità del programma Pé-de-Meia, introdotto dal governo di Lula e basato su pagamenti mensili agli studenti delle scuole superiori pubbliche per incentivarne la conclusione del percorso di studi.

La folla, composta in prevalenza da giovani ma con la presenza anche di persone anziane, ha ricordato i tagli di bilancio operati da Jair Bolsonaro, padre di Flávio, durante la sua presidenza: università federali, borse di ricerca e programmi come Farmácia Popular furono pesantemente ridimensionati.

Le accuse di sudditanza verso Washington

Sui cartelli esposti durante il corteo comparivano riferimenti alla necessità di preservare la sovranità e la democrazia del Brasile. «Ditadura nunca mais», si leggeva su uno di essi, mentre altri recitavano «O Brasil não é quintal de ninguém» e «Não voto em quem vende o Brasil». Gli studenti hanno espresso preoccupazione per l'ascesa dell'estrema destra e per la vicinanza della famiglia Bolsonaro all'amministrazione di Donald Trump.

La sinistra brasiliana teme che Flávio Bolsonaro, in caso di vittoria, possa allineare completamente il Paese alle posizioni di Washington, complice l'affinità ideologica con il presidente statunitense.

Il nodo delle privatizzazioni e il contesto economico

Il programma di governo del senatore del Partito Liberale prevede significative riduzioni della spesa pubblica, e lo stesso candidato ha elogiato le riforme economiche portate avanti dal presidente argentino Javier Milei. Il Brasile si trova ad affrontare un debito pubblico in crescita, aggravato da tassi di interesse elevati.

La campagna di Flávio Bolsonaro, per bocca del coordinatore dell'area economica Adolfo Sachsida, ha però negato l'intenzione di privatizzare aziende statali come Banco do Brasil, Caixa Econômica Federal e Petrobras, promettendo al contempo il rafforzamento di programmi sociali come Bolsa Família e il Benefício de Prestação Continuada.

Un movimento destinato a estendersi

La mobilitazione non si limiterà a Rio de Janeiro. Secondo quanto annunciato dagli organizzatori, sono previste oltre venti manifestazioni in dieci stati brasiliani nei prossimi giorni, con l'obiettivo di trasformare la gioventù in un fronte compatto contro la candidatura di Flávio Bolsonaro in vista del ballottaggio del 25 ottobre. Oltre agli atti di piazza, sono in programma incontri dedicati a temi come l'istruzione pubblica, la scienza, i diritti e la partecipazione studentesca al secondo turno delle elezioni presidenziali.

La reazione politica

Il movimento ha provocato la reazione del Partito Liberale. Il deputato federale Nikolas Ferreira ha criticato sui social network l'atto organizzato dagli studenti della Università Federale Fluminense a Niterói, sostenendo che avrebbe bloccato una delle principali arterie viarie della città.

La manifestazione di Rio de Janeiro rappresenta comunque la più imponente mobilitazione studentesca dall'inizio della campagna elettorale per il ballottaggio, in una sfida che vede Flávio Bolsonaro partire con un leggero vantaggio dopo il 47,14 per cento ottenuto al primo turno contro il 45,03 per cento di Lula.

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