Il video dall'alto dell'attacco a Gaza che ha ucciso il leader di Hamas Raad Saad
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le immagini, catturate da un velivolo senza pilota, mostrano la traiettoria precisa che ha centrato il veicolo in movimento sulla strada costiera di Rashid, a Gaza City, il 13 dicembre. Un lampo improvviso, che non lascia spazio a interpretazioni, segna il momento in cui Raad Saad, comandante supremo e responsabile dell’intero apparato di produzione bellica per l’ala militare di Hamas, viene eliminato fisicamente insieme ad altre tre persone. Quel filmato, divenuto rapidamente documento di una strategia militare che privilegia i cosiddetti “target di alto profilo”, rappresenta la prova visiva di un’operazione che le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno denominato, con un chiaro simbolismo, “l’Ultima cena”.
La conferma israeliana e la motivazione dell'azione
La nota ufficiale del governo di Tel Aviv, giunta poche ore dopo il raid, non ha lasciato margini di dubbio, confermando l’uccisione di quello che è stato definito un “terrorista” dal ruolo chiave. Israele ha legato l’azione direttamente a un episodio specifico occorso nella stessa giornata: l’attivazione di un ordigno esplosivo di Hamas che aveva ferito alcuni soldati israeliani. Una reazione immediata, dunque, decisa dal primo ministro Benjamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Israel Katz, la quale si inserisce in un contesto più ampio, dato che, come spiegato dalle stesse Idf, Saad negli ultimi mesi era stato intensamente coinvolto nei tentativi di ripristinare e potenziare la capacità di fabbricazione di armi del gruppo nella Striscia.
La reazione di Hamas e l'accusa a Israele
Da parte sua, Hamas ha condannato il raid con parole durissime, definendolo non solo un “crimine” ma, in modo più politicamente rilevante, “una palese violazione” dell’accordo di cessate il fuoco vigente. Il movimento, nell’attribuire a Israele l’intenzione di “indebolire e sabotare” quella fragile tregua, ha fatto esplicito riferimento al piano promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il cui nome viene citato come garante dell’intesa. Un attacco a un “veicolo civile”, secondo la terminologia usata dal gruppo, che rischia quindi di aprire una nuova fase di tensione, sebbene le dichiarazioni non siano state seguite, al momento dei fatti, da un’immediata escalation militare su vasta scala.
Il contesto regionale e gli sviluppi diplomatici
L’episodio, per la sua gravità e per il rango della figura eliminata, rischia di gettare un’ombra sulle complesse trattative per la stabilizzazione dell’area. Proprio in quei giorni, infatti, era in corso la preparazione di un vertice internazionale di notevole portata: una conferenza che gli Stati Uniti avrebbero ospitato a Doha il martedì successivo, il 16 dicembre, con i Paesi partner, il cui obiettivo dichiarato era pianificare la costituzione di una Forza internazionale di stabilizzazione per Gaza. L’eliminazione di una figura così centrale nelle strutture logistiche e militari di Hamas introduce inevitabilmente un elemento di forte incertezza, poiché altera gli equilibri di potere all’interno dell’organizzazione e pone interrogativi sulla sua capacità operativa nel breve periodo, mentre la diplomazia prova a tracciare un percorso per il futuro della Striscia.




