Francesca Mannocchi, la guerra dentro e il racconto della diagnosi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Francesca Mannocchi, la cui voce è diventata familiare attraverso i reportage dai teatri di crisi internazionali, ha deciso di narrare pubblicamente un conflitto di natura profondamente personale, quello con la sclerosi multipla, una diagnosta che ha ricevuto ormai da qualche anno. In un'intervista, la giornalista ha rievocato, con una lucidità che non cancella il dolore, il momento esatto in cui la sua esistenza ha imboccato una direzione inaspettata, un prima e un dopo segnati dall'incontro con una malattia autoimmune cronica. Di quell'episodio, più che i dettagli tecnici, le sono rimasti impressi gli elementi percettivi più crudi: il colore del linoleum in una clinica privata e, soprattutto, la glacialità con cui il neurologo le comunicò l'esito della risonanza magnetica d'urgenza, un esame per il quale aveva pagato profumatamente, senza trovare però neppure un barlume di preparazione emotiva.

Il parallelo inatteso tra la malattia e i conflitti

È proprio da questa esperienza di fragilità e da un percorso di convivenza forzata che Mannocchi ha tratto una riflessione potente, arrivando a stabilire un parallelo inatteso, ma per lei profondamente significativo, tra la sclerosi multipla e la guerra. "La mia malattia e la guerra sono simili", ha affermato, spiegando come questa "sgradita ospite" le abbia permesso di capire "molte più cose di me". La malattia, al pari di un conflitto bellico, impone una ridefinizione dei propri confini, fisici ed esistenziali, costringendo a una negoziazione continua con un elemento destabilizzante; obbliga a trovare un modo per "stare bene assieme" a un'invasione non voluta, sviluppando strategie di resistenza e di accettazione che, in qualche modo, rivelano aspetti sconosciuti di sé.

Il ricordo di un Corpo che tradisce

Il racconto tocca anche l'aspetto più concreto e spaventoso dell'esordio della patologia, un momento di rottura nella percezione di sé. La giornalista ha ricordato il risveglio in una condizione di alterazione sensoriale radicale, un evento che, per sua natura, segna un prima e un dopo: "Mi svegliai senza sentire metà del corpo". Quel distacco, quella sensazione di un'integrità perduta, rappresenta il punto di partenza di un viaggio forzato all'interno dei propri limiti, un'esperienza che, seppur in contesti diametralmente opposti, richiama la lacerazione psicologica e fisica che osserva nelle popolazioni colpite dai conflitti di cui si occupa professionalmente.

Oltre la diagnosi, il racconto come strumento di conoscenza

L'esperienza personale con la sclerosi multipla non ha interrotto il suo impegno di reporter, ma sembra anzi averne arricchito la prospettiva. Insieme al musicista Rodrigo D'Erasmo, Mannocchi continua a portare in giro per l'Italia lo spettacolo "Crescere, la guerra", un progetto che si basa proprio sull'analisi del dolore di chi ha vissuto l'orrore dei combattimenti. La sua narrazione, quindi, si fa ponte tra due realtà apparentemente lontane, mostrando come il linguaggio del dolore e della resilienza possa essere universale, e come la comprensione di un tipo di sofferenza possa illuminare, per contrasto o per somiglianza, le dinamiche di un'altra.

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