Bper, il risiko e il sogno del marchio Montepaschi: Unipol punta al 30% della nuova banca
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Redazione Economia
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Nell’ambito dell’opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena, l’istituto modenese Bper si trova al centro di un progetto di aggregazione destinato a ridisegnare il panorama bancario italiano.
L’acronimo storico di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che ha da tempo abbandonato la forma cooperativa per diventare una società per azioni, potrebbe infatti rinascere con un’insegna diversa: il gruppo assicurativo Unipol, principale azionista della banca e regista dell’operazione, punta a preservare il celebre marchio Monte dei Paschi, anche se in un’accezione che lascerebbe Siena fuori dalla denominazione ufficiale per un amarcord selettivo e funzionale all’espansione della propria rete commerciale.
Alla base di questa possibile metamorfosi c’è l’accordo vincolante siglato tra Intesa Sanpaolo e Unipol, destinato a scattare al termine dell’offerta pubblica sulla banca senese. In base ai termini dell’intesa, Unipol rileverà da Ca’ de Sass una banca già operativa che comprende il marchio Mps, circa 635 filiali, la maggior parte delle strutture centrali necessarie per garantire l’autonomia e due milioni di clienti.
Il corrispettivo in contanti per il cosiddetto "carve-out" è stato fissato tra i 3 e i 3,5 miliardi di euro, con un tetto massimo che protegge la compagnia assicurativa da eventuali rincari dell’offerta di Intesa. A quel punto, Unipol proporrà a Bper, dove già detiene il controllo di fatto e un’esposizione economica rafforzata da contratti derivati, una combinazione strategica: la nuova entità risultante dalla fusione dovrebbe chiamarsi Banca Monte dei Paschi, cancellando di fatto il brand Bper dalla scena nazionale.
L’ambizione di Unipol: oltre il 30% del capitale
Il disegno di Unipol, tuttavia, non si ferma alla semplice acquisizione di sportelli. Durante la conference call con gli analisti successiva alla pubblicazione dei risultati del primo semestre 2026, l’amministratore delegato Matteo Laterza ha chiarito le ambizioni del gruppo sul futuro istituto di credito.
"La nostra ambizione è avere una quota superiore al 30% nella nuova entità finanziaria", ha dichiarato Laterza, sottolineando come l’obiettivo sia quello di creare un grande conglomerato finanziario in cui il ramo assicurativo e quello bancario diano lo stesso contributo in termini di redditività. L’amministratore delegato ha inoltre aggiunto che, a seconda della capacità del gruppo di generare capitale, si guarderà con interesse ad aumentare ulteriormente questa partecipazione nel tempo.
I numeri diffusi dal gruppo assicurativo forniscono d’altronde la base finanziaria per sostenere questa ambizione. Unipol ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto consolidato di 1,06 miliardi di euro, in crescita del 42% su base annua, un traguardo che include proprio il contributo della collegata Bper per l’intero semestre. La raccolta diretta assicurativa ha sfiorato i 9 miliardi di euro, mentre l’indicatore di solidità patrimoniale (Solvency ratio) è salito al 259%, confermando la forza del modello di business.
Per finanziare l’acquisizione del ramo Mps, Unipol ha già pianificato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, un’operazione che Laterza conta di completare entro la fine dell’anno.
Bper, da banca popolare a polo nazionale
La traiettoria che ha portato Bper a giocare questo ruolo centrale nel risiko è frutto di una lunga serie di acquisizioni che ne hanno trasformato il perimetro. Nata a Modena nel 1867 come Banca Popolare di Modena per iniziativa della Società Operaia di Mutuo Soccorso, l’istituto ha esteso nel tempo la propria presenza geografica incorporando le banche di Bologna e Cesena, fino a diventare Banca Popolare dell’Emilia Romagna.
Lasciata la forma cooperativa nel 2016, la banca ha accelerato la propria crescita dimensionale: nel 2017 è arrivata Carife, seguita nel 2019 da Unipol Banca, che ha stretto il legame con il gruppo assicurativo oggi azionista di riferimento.
Il salto di scala decisivo è avvenuto però nel 2021, quando dall’operazione Intesa-UBI Bper ha rilevato 486 filiali e 134 punti operativi, facendo schizzare la rete oltre i 1.850 sportelli e il numero di dipendenti da 13.000 a oltre 18.000. L’anno successivo, l’incorporazione di Carige ha permesso all’istituto di mettere un piede solido in Liguria e nel Nord-Ovest. Infine, ad aprile 2026, la fusione con la Banca Popolare di Sondrio ha portato il gruppo a superare i 6 milioni di clienti, con una rete di circa 2.000 filiali distribuite su tutto il territorio nazionale.
Bper è insomma cresciuta "mangiando banche", come sottolineato da alcuni analisti, e si presenta oggi come il partner ideale per assorbire l’eredità del Monte senza soste, anche a costo di rinunciare al proprio nome storico.
La spartizione dell’asse Mps-Mediobanca
L’operazione complessiva disegnata da Intesa Sanpaolo prevede una spartizione precisa degli asset. Se l’opas andrà in porto, la prima banca italiana conserverà per sé Mediobanca (compresa la quota strategica in Generali), circa 625 filiali di Mps e una quota limitata delle strutture centrali, in un perimetro che rappresenta circa l’80% dell’utile netto del 2025 di Mps e Mediobanca. A Unipol, invece, andranno le restanti 635 filiali e il marchio storico.
L’intesa tra le due parti, già sperimentata in passato come nell’opas su Ubi del 2020, sembra dunque finalizzata a superare i possibili ostacoli antitrust e a stabilizzare il nuovo equilibrio, con Intesa che mette le mani sull’asse Siena-Milano-Trieste e Unipol che si ritaglia un ruolo da protagonista nel credito nazionale.
Il progetto è stato delineato nei dettagli durante la presentazione dei conti semestrali, dove Laterza ha ribadito che l’accordo con Intesa resta immutato e che il tetto di 3,5 miliardi protegge Unipol da eventuali sorprese. La creazione di questo grande conglomerato finanziario, capace di generare una redditività complessiva potenziale di due miliardi di euro, rappresenta la scommessa più ambiziosa del gruppo bolognese, che punta a fare del marchio Montepaschi il proprio cavallo di battaglia per il futuro, senza però che Siena possa più rivendicare il primato sulla propria creatura.
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