L’escalation in Iran e l’effetto immediato sui listini dei carburanti italiani
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Redazione Economia
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L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele al territorio iraniano, e la conseguente risposta di Teheran che ha colpito con droni il più grande impianto di Gnl al mondo in Qatar, ha innescato un meccanismo a catena destinato a ripercuotersi pesantemente sulle tasche degli automobilisti italiani, con il costo della benzina e del gasolio che ha già subito un’impennata nelle ultime ore e che, secondo gli analisti, potrebbe conoscere ulteriori e ben più consistenti rincari nelle prossime settimane. Le rilevazioni condotte dalla Staffetta Quotidiana, come riportato da diverse testate, fotografano un quadro in rapido divenire: se l’incremento del prezzo del Brent, il greggio di riferimento per l’Europa, si è attestato su un pur significativo +6,7%, il vero shock è stato registrato dalle quotazioni del gasolio, schizzate verso l’alto di oltre il 16% e tornate su valori che non si vedevano dal febbraio del 2024. La benzina, dal canto suo, ha raggiunto il prezzo massimo dallo scorso 23 giugno, segnale inequivocabile di come la tensione geopolitica in Medio Oriente, con il blocco di fatto di alcuni traffici navali nello Stretto di Hormuz, stia già modificando le dinamiche di approvvigionamento e, di riflesso, i listini alla pompa.
Gli effetti di questi rialzi sulle materie prime, sebbene non ancora pienamente trasferiti sui prezzi finali a causa dei fisiologici tempi di assorbimento delle scorte, hanno comunque spinto le principali compagnie petrolifere a rivedere al rialzo i prezzi consigliati. Eni, IP, Q8 e Tamoil, come evidenziato dai dati diffusi nella mattinata di oggi, hanno applicato ritocchi che vanno dai tre ai sei centesimi al litro a seconda del prodotto e del marchio, con incrementi che per il diesel, in particolare, risultano più marcati. Una conseguenza, questa, che porta la media nazionale della verde self service a quota 1,674 euro al litro, mentre il gasolio, ormai stabilmente più caro della benzina dopo la rimodulazione delle accise entrata in vigore a inizio anno, si attesta a 1,728 euro al litro, sebbene questi valori, fotografati ieri mattina, siano destinati a essere superati già nelle prossime ore quando i listini aggiornati si rifletteranno compiutamente sulle medie nazionali.
La corsa del gasolio e il sorpasso della verde in autostrada
Analizzando nel dettaglio i prezzi comunicati all’Osservatorio del ministero delle Imprese e del made in Italy, emerge una situazione che vede il gasolio subire la spinta più forte, complici le quotazioni all’ingrosso balzate a livelli record. Su circa ventimila impianti monitorati, la forbice tra i due carburanti principali tende ad allargarsi, con il diesel che in modalità self service supera la benzina di oltre cinque centesimi, una circostanza che solo pochi mesi fa sarebbe apparsa inverosimile e che oggi rappresenta una realtà strutturale per gli automobilisti italiani. Se si considerano le aree di servizio autostradali, il divario si accentua ulteriormente: qui il costo del gasolio self service raggiunge 1,830 euro al litro, mentre la benzina tocca 1,778 euro al litro, con il servito che, complice il maggior costo della manodopera, arriva a superare abbondantemente la soglia psicologica dei due euro, toccando punte di 2,039 euro per la verde e di 2,090 euro per il gasolio. Numeri che, come segnalano le associazioni dei consumatori, non tengono ancora conto del pieno effetto dell’impennata delle quotazioni internazionali, poiché il prodotto attualmente erogato è stato acquistato a prezzi inferiori; il timore, dunque, è che si tratti soltanto dell’inizio di una fase di rincari destinata a protrarsi.
Strategie per contenere la spesa e la ricerca del prezzo più basso
Di fronte a questo scenario, caratterizzato da una forte turbolenza dei listini e da una pressione insostenibile sui bilanci familiari, la ricerca di metodi per ridurre l’esborso per il pieno diventa prioritaria, spingendo molti automobilisti a modificare le proprie abitudini di rifornimento. La possibilità di risparmiare fino a venti euro a pieno, come ipotizzato da alcune simulazioni, non deriva da un’unica grande accortezza, ma dall’applicazione combinata di diverse strategie: la scelta, laddove possibile, degli impianti self service rispetto a quelli serviti, la cui differenza di prezzo può superare i dieci centesimi al litro, e la predilezione per i distributori cosiddetti “pompe bianche”, i cui listini risultano mediamente più competitivi rispetto a quelli dei marchi petroliferi, con un risparmio che al self può toccare i 2-3 centesimi per la benzina e cifre analoghe per il diesel. A questi fattori si aggiunge l’importanza di una guida fluida, che eviti accelerazioni e frenate brusche, e una corretta manutenzione del veicolo, con particolare attenzione alla pressione degli pneumatici, elementi che, da soli, possono ridurre i consumi in maniera percentualmente significativa, andando così a compensare, seppur parzialmente, i continui aumenti del prezzo alla pompa.
L’allarme del mercato all’ingrosso e il blocco dello Stretto di Hormuz
La radice degli attuali rincari, come sottolineano gli analisti del settore, va ricercata nelle dinamiche del mercato all’ingrosso e, in particolare, nella situazione di stallo che si è creata nel Golfo Persico. Il balzo del prezzo del gasolio, che ha toccato livelli che mancavano da oltre due anni, è direttamente collegato alle difficoltà di transito delle navi cisterna e al concreto rischio di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, un passaggio obbligato per una quota rilevantissima del commercio globale di idrocarburi, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale e una percentuale ancora maggiore di gas naturale liquefatto. Gli investitori, già nervosi per il perdurare di altre crisi internazionali, stanno dunque scontando un “premio per il rischio” che si traduce in un incremento immediato delle quotazioni, una dinamica che gli automobilisti italiani si trovano a dover affrontare quotidianamente quando si avvicinano alle colonnine di distribuzione, in un contesto in cui la preoccupazione per il futuro si mescola alla necessità concreta di fare i conti con un costo della mobilità in costante ascesa.




