Caro energia per le piccole imprese: bollette più pesanti e margini sotto pressione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il caro energia per le piccole imprese sta tornando a pesare sui bilanci delle aziende, con effetti sulla capacità di programmare investimenti e attività produttive. L’aumento dei costi energetici coinvolge anche la Marca Trevigiana ed è al centro dell’indagine nazionale Cna “Energia e Piccole Imprese”, realizzata su un campione di imprese associate appartenenti a diversi settori.

Dall’indagine emerge una situazione di forte pressione per molte realtà artigiane e produttive, chiamate a gestire spese più elevate per l’approvvigionamento energetico. Tra i comparti maggiormente interessati figurano pelle e cuoio, metalmeccanica, agroalimentare e lavorazione del legno, attività nelle quali il consumo di energia rappresenta una componente significativa dei costi operativi.

Il presidente di Cna Simone Giglietti ha sottolineato la necessità di superare una gestione dell’energia legata alle emergenze, chiedendo condizioni più stabili e strumenti accessibili anche alle aziende di dimensioni ridotte. Per le micro e piccole imprese, infatti, la volatilità dei prezzi rende più complessa la pianificazione economica e limita la possibilità di programmare nuovi interventi.

La pressione sulle imprese è collegata anche all’andamento dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Il 2 settembre il PUN Index GME ha raggiunto 212 euro per megawattora, il valore più alto dal dicembre 2022. La crescita si è sviluppata rapidamente, con la media mensile passata da 119 euro/MWh a maggio a 132 a giugno, 157 a luglio e 180 ad agosto.

A incidere sul mercato sono state le tensioni internazionali e la risalita del prezzo del gas, fattori che hanno riportato il sistema elettrico italiano su valori vicini a quelli osservati durante la fase più critica della crisi energetica. L’incremento della componente energia si riflette direttamente sulle aziende che hanno consumi elevati e contratti maggiormente esposti alle oscillazioni del mercato.

Di fronte alla crescita dei costi, molte imprese stanno valutando soluzioni per ridurre la dipendenza dalle forniture tradizionali, attraverso interventi di efficientamento e sistemi di autoproduzione. La gestione della spesa energetica è diventata un elemento centrale nelle decisioni aziendali, insieme alla necessità di mantenere competitività sui mercati.

L’aumento delle bollette riguarda anche il settore del commercio, del turismo e della ristorazione. Per queste attività il peso energetico è cresciuto ulteriormente durante i mesi estivi, quando l’utilizzo della climatizzazione ha determinato un aumento dei consumi del 15% rispetto alla primavera. L’effetto combinato dei maggiori consumi e dei prezzi più elevati ha riportato la spesa energetica verso livelli paragonabili alla fase di emergenza del 2022.

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