Napoli-Verona, arbitro e Var assolti da Rocchi tra il clamore delle polemiche
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Redazione Sport
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Le luci del Maradona si erano ormai spente da tempo, nella notte del 7 gennaio, quando la partita, conclusasi intorno alle ventitré, ha iniziato a vivere di una vita parallela fatta di dispute infinite. La sfida tra il Napoli e l'Hellas Verona, infatti, si è immediatamente trasformata in un caso nazionale, alimentato da una gestione arbitrale che molti giudicano, senza mezzi termini, altamente discutibile. Al centro del dibattito, due episodi chiave che hanno segnato l'incontro: il rigore concesso al Verona per un tocco di mano di Buongiorno e il gol successivamente annullato a Hojlund per un analogo motivo, ma a favore della squadra di casa.
Il doppio standard del Var e il precedente che inquieta
La decisione che più ha fatto infuriare i tifosi, in un crescendo di proteste sui social network e non solo, riguarda proprio la presunta incoerenza tra i due episodi. A rendere la questione ancor più spinosa, poi, è l'ombra di un precedente che riporta alla mente lo scorso campionato. In quella circostanza, con lo stesso Valerio Marini in cabina di regia come assistente al Var, fu convalidato un gol nel match tra Parma e Inter nonostante un tocco di mano di Marcus Thuram in fase di realizzazione. Una dinamica simile, sebbene i ruoli delle squadre fossero invertiti, che oggi fa parlare di un pericoloso doppio standard e che getta benzina sul fuoco delle polemiche, sollevando interrogativi sulla continuità delle valutazioni.
La valutazione del designatore e lo scandalo che scuote il campionato
Mentre il dibattito pubblico infuriava, l'AIA, attraverso il suo responsabile, Gianluca Rocchi, ha compiuto una scelta netta che ha di fatto chiuso la vicenda sul piano disciplinare interno. Rocchi, il quale ha seguito la gara dal freddo degli spalti, ha valutato positivamente l'operato del direttore di gara Matteo Marchetti e della coppia al Var, Marini e Maggioni. Una scelta, la sua, che ha suscitato ulteriore stupore, arrivando in un momento particolarmente delicato per l'immagine dell'arbitraggio italiano. L'ultimo turno di Serie A, infatti, è stato funestato da un vero e proprio scandalo Var, con errori ripetuti che hanno portato il designatore a fermare quattro diversi arbitri per aver commesso, a suo dire, "qualcosa di folle" dietro al monitor. Un contesto di tensione massima, esploso anche con le reazioni pubbliche di alcuni club, nel quale la decisione di "assolvere" la terna di Napoli-Verona risalta in modo ancor più evidente.
Un episodio che si inserisce in una crisi sistemica
La partita, dunque, non si è limitata a consegnare tre punti ma è diventata il simbolo di una crisi più profonda. Le polemiche, che ruotano attorno al minuto venticinque e all'intervento del Var, non accennano a placarsi nonostante il via libera ufficiale dell'associazione. Ciò che emerge con chiarezza è la percezione di un sistema in affanno, dove la tecnologia, invece di chiarire, spesso complica il giudizio e dove la memoria degli episodi passati diventa un'arma di contestazione potente. Il caso di Napoli-Verona, con le sue asimmetrie interpretative, si inserisce perfettamente in questo solco, lasciando che siano i fatti, contraddittori e discussi, a parlare per sé in un campionato dove l'arbitraggio è costantemente sotto la lente d'ingrandimento.




