La grazia di Sorrentino, tra cinema e fotografia: Servillo e il personaggio di Coco Valori

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il percorso creativo de "La grazia", l’ultima opera di Paolo Sorrentino presentata in apertura della 82ª Mostra del Cinema di Venezia, si dilata oltre lo schermo per trovare una nuova, eloquente forma espositiva. Dal 19 gennaio al 10 aprile 2026, le sale di Palazzo Chiablese a Torino ospitano infatti una mostra fotografica dedicata, intitolata anch’essa "La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino", che con un approccio discreto svela il dietro le quinte del film premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile di Toni Servillo. L’esposizione, che racconta attraverso trenta scatti una Torino segreta e filmica, funge da contrappunto visivo alla pellicola, la quale – ambientata nei palazzi del potere – indaga il complesso intreccio tra sfera morale e politica attraverso la figura di un presidente della Repubblica, Mariano De Santis, interpretato appunto da un Servillo in stato di grazia.

Il sorprendente finale e il peso delle parole

Proprio il finale del film, sorprendente e carico di significato, consegna allo spettatore una riflessione ambivalente sulla natura del potere e sulle sue fragilità personali, un tema che Sorrentino declina senza facili moralismi. La sequenza conclusiva, che vede il presidente De Santis – il cui ruolo è trattato con una carica immaginifica che supera il mero riscontro cronachistico – confrontarsi con le proprie ombre in un climax di forte tensione esistenziale, rimanda a un’idea di grazia intesa sia come dono imperfetto che come necessità interiore. Il regista, del resto, costruisce il racconto servendosi di un linguaggio cinematografico ricco di suggestioni, dove la parola detta acquista un peso specifico notevole, capace di scolpire personaggi indimenticabili.

La rivelazione di Coco Valori

Tra questi, senza dubbio, spicca Coco Valori, la critica d’arte amica di sempre del presidente, interpretata da Milvia Marigliano. Il personaggio, dalla pettinatura bianca cotonata e gli occhiali dalla montatura nera, irrompe nella narrazione con una verve sarcastica e libera, diventando in breve una delle figure più applaudite. La sua caratterizzazione si definisce in battute fulminanti, come quando, durante una cena al Quirinale, commenta sferzante l’eccessivo salutismo del menu offerto o quando, in un momento di confidenza in cucina, dice all’inquilino del Colle “Non rompere il c...o”, mentre consumano un brodino. Questi elementi, che ne disegnano un’autonomia di pensiero assoluta, la elevano a coscienza critica e dissacrante all’interno del cerchio del potere.

Una scoperta teatrale

L’attrice Milvia Marigliano, rivelazione del film, ha raccontato come Sorrentino l’abbia scoperta a teatro nel 2016, un incontro che l’ha poi portata a superare persino la paura dell’aereo per partecipare alle riprese. La sua Coco Valori, con la sua zazzera d’argento e i gioielli di design vistosi, incarna perfettamente quel vezzo di pronunciare ciò che altri tacciono, rendendo evidente come il regista costruisca i suoi caratteri a partire da una profonda esplorazione della loro umanità, spesso al confine tra il grottesco e il profondamente tragico. La mostra di Torino, in questo senso, cattura le atmosfere che fanno da sfondo a tali esistenze, congelando in immagini di eleganza formale i luoghi che hanno ospitato le loro storie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.