Giovanna Mezzogiorno a Le Iene: il no a 19 anni e il provino più lungo della storia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Giovedì sera a Le Iene Giovanna Mezzogiorno ha affidato a un monologo il racconto di una carriera costruita anche sui rifiuti. L'attrice, ospite della puntata dell'8 ottobre 2026, ha ripercorso l'episodio che più di ogni altro ha segnato il suo rapporto con il mestiere: il no pronunciato a diciannove anni davanti a un regista che l'aveva avvicinata «con una certa malizia», come lei stessa ha raccontato. Un no che allora le era sembrato un errore, e che oggi considera una delle scelte più giuste della sua vita.
Il provino che durò un anno intero
«Il mio provino è stato forse il più lungo della storia», ha esordito Mezzogiorno, ricordando i mesi passati sul palco a scambiarsi tutte le parti dell'Amleto con altri attori. Oltre un anno di lavoro, finché Peter Brook non le chiese di essere Ofelia. Un debutto che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto spalancarle le porte del cinema. Eppure, ha spiegato l'attrice, «da lì in poi ho ricevuto tantissimi no», tanto nei provini per film importanti quanto in quelli più semplici, dove capita persino di essere ripresi mentre si regge un cartello con il proprio nome scritto sopra.
La parte di Ofelia arrivò nel 1995, con lo spettacolo teatrale nato dal laboratorio parigino di Brook, e le valse il Premio Coppola-Prati l'anno successivo.
Il rifiuto e il premio della collega
Nel monologo, Mezzogiorno ha rievocato con precisione l'episodio che risale agli inizi della sua carriera. Un regista l'aveva avvicinata con un atteggiamento che lei ha definito malizioso. Durante il provino, notando il suo imbarazzo, le aveva chiesto senza giri di parole: «Ma tu questo film lo vuoi fare o no?». La risposta fu negativa. La parte andò a una collega, che per quell'interpretazione vinse un premio che Mezzogiorno ha definito «importantissimo». «Subito pensai che non ero stata troppo furba», ha ammesso l'attrice, «ma oggi sono felice di averlo fatto».
Un ripensamento che non cancella la consapevolezza maturata in seguito, e che anzi ne costituisce il presupposto.
«I no ricevuti e quelli pronunciati»
Il filo del discorso si è poi spostato sul significato più generale del rifiuto. «Ho conosciuto il costo dei no ricevuti, ma anche di quelli pronunciati già a 19 anni», ha detto Mezzogiorno, distinguendo tra le porte che si chiudono e le occasioni che si lasciano andare per non tradire se stessi. Da questa distinzione nasce la riflessione che ha attraversato l'intero intervento: «Quando riceviamo un no, spesso questo ha più a che fare con le aspettative degli altri che con il nostro valore».
Un principio che l'attrice ha applicato alla propria esperienza, senza nascondere la fatica che comporta.
Il valore e i giudizi altrui
Nella parte conclusiva del monologo, Mezzogiorno ha invitato a non avere paura dei rifiuti. Evitarli, ha osservato, può far sentire al sicuro, ma si tratta di una sicurezza illusoria, che finisce per imprigionare chi la cerca. «Valiamo molto, ma molto di più della somma dei giudizi di tutti gli altri su di noi», ha detto, chiudendo il discorso con una formula che sintetizza la lezione dei suoi diciannove anni.
Una posizione che l'attrice ha maturato in una carriera costellata di riconoscimenti, tra cui un David di Donatello, quattro Nastri d'argento e la Coppa Volpi vinta nel 2009 per il film Vincere di Marco Bellocchio.
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