Il drone russo che ha sfiorato l’incubo nucleare a Chernobyl

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ennesima, martellante notte di raid non ha risparmiato nemmeno la zona di esclusione, il luogo simbolo per eccellenza della catastrofe tecnologica del secolo scorso. Un drone d’attacco russo ha centrato il deposito centrale di combustibile nucleare esausto situato nei pressi della dismessa centrale di Chernobyl, provocando un principio d’incendio domato prontamente dai sistemi di sicurezza interni.

Questo episodio, definito “vile” dalla presidenza ucraina, riaccende lo spettro di un incidente radioattivo in un conflitto, quello iniziato oltre quattro anni fa, che periodicamente vede gli impianti atomici finire sul mirino delle opposte artiglierie.

L’attacco su larga scala e il bilancio settimanale di Kiev

L’ondata di attacchi, che ha interessato ben tredici regioni dell’Ucraina, è stata particolarmente intensa secondo i dati forniti dallo stato maggiore di Kiev riferendosi all’ultima settimana di guerra. Le forze di Mosca avrebbero lanciato, in questi sette giorni, ottantotto missili, oltre tremiladuecento droni d’attacco e quasi millottocento bombe aeree guidate, un numero che testimonia la pressione costante esercitata dalle truppe del Cremlino lungo l’intera linea del fronte.

L’obiettivo dichiarato da Zelensky, che ha diffuso i dati tramite i suoi canali ufficiali, era quello di documentare la vastità dell’offensiva russa, un’offensiva che sembra ignorare qualsiasi confine etico o geografico colpendo indiscriminatamente infrastrutture civili ed energetiche.

Il raid mirato sul deposito di scorie e i rilievi dell’Aiea

È l’attacco al deposito di scorie, tuttavia, a catalizzare l’attenzione dell’intelligence internazionale. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), dopo aver effettuato le prime verifiche sul campo, ha confermato che l’impatto del velivolo senza pilota ha causato “danni strutturali significativi” all’edificio deputato alla ricezione del combustibile, lesionando la facciata e gli infissi.

Nonostante la violenza dell’esplosione, che ha mandato in frantumi le barriere esterne della struttura, le autorità hanno escluso un rilascio di contaminazione radioattiva nell’atmosfera: i livelli di radiazione sono infatti rimasti stabili e nei parametri di sicurezza. Il direttore dell’organismo, Rafael Grossi, ha definito l’azione “estremamente preoccupante”, sottolineando come colpire simili infrastrutture equivalga a “giocare con il fuoco”.

La risposta ucraina e il contesto della guerra nucleare

Proprio la mancata fuoriuscita di particelle radioattive, per quanto rassicurante dal punto di vista tecnico, non ha placato la reazione di Volodymyr Zelensky, il quale ha enfatizzato la “sfrontatezza” della Russia nell’aver preso di mira un’installazione di tale pericolosità. Questi raid, che hanno interessato anche la città di Zaporizhzhia dove risiede la più grande centrale nucleare europea (anch’essa uscita indenne dall’urto), rappresentano una violazione implicita dei principi fondamentali della sicurezza bellica.

In una escalation che sembra non conoscere tregua, le autorità di Kiev monitorano costantemente lo stato dei siti atomici mentre le truppe sul campo continuano a subire le incursioni nemiche, in un contesto dove la minaccia nucleare – già resa celebre (o tristemente nota) dal disastro del 1986 – torna a fare da sfondo a un conflitto che non accenna a risolversi.

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