Italia all'Onu: preoccupazione per l'escalation in Congo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Italia ha manifestato oggi, in sede Onu, una profonda inquietudine per il deterioramento della situazione nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), dove il conflitto, alimentato da nuovi attacchi del gruppo ribelle M23, sostenuto dalle forze armate ruandesi, sta assumendo proporzioni sempre più drammatiche. L’intervento è avvenuto nel corso della Sessione Speciale del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, tenutasi a Ginevra, dove il Rappresentante Permanente italiano, l’Ambasciatore Vincenzo Grassi, ha sottolineato come la crisi umanitaria nella regione stia raggiungendo livelli insostenibili.

La situazione, già critica, è ulteriormente peggiorata a seguito delle offensive del gruppo M23, che, secondo fonti delle Nazioni Unite, opera sotto il “controllo di fatto” dell’esercito ruandese. Nonostante il Ruanda continui a negare ogni coinvolgimento diretto nel conflitto, gli esperti internazionali hanno evidenziato come i ribelli, lo scorso mese, abbiano conquistato Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu, estendendo il loro dominio su un’area vasta quasi quanto metà del territorio ruandese.

Le conseguenze sulla popolazione civile sono devastanti. Migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case, mentre si moltiplicano le testimonianze di violenze inaudite. Tra queste, spicca il racconto di oltre 160 donne stuprate e bruciate, un orrore che ha scosso l’opinione pubblica internazionale e che rappresenta solo una parte delle atrocità commesse nella regione.

Anche la Santa Sede è intervenuta sulla questione, esprimendo attraverso monsignor Ettore Balestrero, osservatore permanente presso le Nazioni Unite, una ferma condanna dell’escalation di violenze. La Santa Sede ha ribadito il suo sostegno al “Processo di Luanda”, un piano volto a ripristinare la pace nella regione, e ha sollecitato una ripresa immediata dei negoziati, accogliendo con favore la proposta di istituire una missione indipendente per accertare i fatti e garantire il rispetto dei diritti umani.

Nel frattempo, il Ruanda continua a respingere ogni accusa di coinvolgimento nel conflitto, negando non solo il supporto ai ribelli dell’M23, ma anche la presenza di propri soldati sul territorio congolese. Tuttavia, fonti delle Nazioni Unite hanno riferito di centinaia di soldati ruandesi uccisi in Congo, un dato che, se confermato, getterebbe ulteriore luce sulle dinamiche di un conflitto sempre più complesso e sanguinoso

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