Gucci torna a Firenze con la cruise 2026 tra archivio e nuovi linguaggi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Palazzo Settimanni, scrigno di memorie e simbolo di un’estetica che ha attraversato il secolo, ha fatto da cornice alla sfilata Cruise 2026 di Gucci, un viaggio tra citazioni d’archivio e accenni al futuro che verrà. Firenze, città dove tutto ebbe inizio nel 1921, non è stata scelta a caso: qui, tra le pietre del Rinascimento, la maison ha voluto riannodare i fili di un’identità che cerca di conciliare eredità e innovazione.

Mentre l’attesa cresce per l’arrivo di Demna Gvasalia, che da luglio prenderà le redini creative dopo Sabato De Sarno, la collezione ha mostrato i primi segnali di un possibile nuovo corso. Senza strappi netti, però. L’operazione è stata piuttosto un’archeologia emotiva, come dimostrano i pezzi iconici riletti – tra cui la borsa Giglio, omaggio al simbolo della città – e la collaborazione con Pomellato per una linea di gioielli che unisce tradizione orafa e linguaggio contemporaneo.

Lo show, definito da alcuni osservatori un "atto di rifondazione", ha trasformato il palazzo in un teatro di contrasti: tessuti d’epoca accostati a silhouette sperimentali, richiami al Grand Tour mescolati a dettagli che anticipano l’estetica di Demna. Se Chanel aveva puntato sul sogno lacustre a Como, Gucci ha preferito il rigore di Firenze, ribadendo che la rinascita passa anche dal riconoscere le proprie radici.

Tra gli highlight, oltre alla già citata borsa Giglio, spiccano gli accessori che sembrano dialogare con l’architettura della location: cinture lavorate come gioielli, scarpe che reinterpretano modelli d’epoca con materiali inediti. E poi i volumi, spesso amplificati, che ricordano come la maison stia cercando una strada tra l’opulenza del passato e il minimalismo distorto che potrebbe caratterizzare la prossima era.

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