Attacco a Kabul, strage di civili: 400 morti in un ospedale. Il Pakistan nega, Kabul accusa
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Redazione Esteri
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Il conflitto latente tra Pakistan e Afghanistan, una tensione che periodicamente riesplode lungo la linea Durand e non solo, ha raggiunto nelle ultime ore un nuovo, tragico, picco di violenza. Le autorità di Kabul, per la precisione il portavoce del ministero della Salute, Sharafat Zaman, hanno denunciato che nella serata di lunedì 16 marzo l’aviazione pachistana ha condotto un bombardamento nella capitale afghana, colpendo in pieno l’Omid Addiction Treatment Hospital, una struttura da duemila posti letto dedicata alla riabilitazione di tossicodipendenti. Il bilancio, stando alle fonti governative afghane, è catastrofico: si contano circa quattrocento vittime accertate – con il ministero dell’Interno che ha parlato di 408 morti – e oltre 260 feriti, un numero destinato forse a crescere visto che le operazioni di soccorso tra le macerie, come mostrano alcuni video diffusi sui social, sono state condotte per ore con l’ausilio di torce e mezzi pesanti per spegnere gli incendi divampati dopo le esplosioni.
La dura replica di Islamabad: "colpiti terroristi, non civili"
Di fronte a quella che si configura come una delle stragi di civili più gravi degli ultimi anni nella regione, la reazione del governo di Islamabad non si è fatta attendere ed è stata categorica nel suo diniego. Il portavoce del primo ministro Shehbaz Sharif, Mosharraf Zaidi, ha immediatamente respinto le accuse definendole infondate, ma è stato il ministero dell'Informazione a diffondere una nota dettagliata, definendo la ricostruzione afghana "falsa e fuorviante". Secondo la versione ufficiale pachistana, nella notte tra lunedì e martedì l'aviazione avrebbe condotto attacchi di precisione "mirati esclusivamente contro installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo", situate sia a Kabul che nella provincia di Nangarhar. Obiettivo dei raid, hanno precisato fonti militari citate dalla stampa locale, sarebbero stati depositi di munizioni e attrezzature tecniche riconducibili ai talebani afghani e al Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il movimento dei talebani pachistani che Islamabad accusa da tempo di trovare rifugio oltre confine per organizzare attentati in territorio pachistano.
La controversia sul centro di riabilitazione e le prove contestate
La distanza tra le due narrazioni appare incolmabile, alimentata anche da una guerra di comunicazione che si gioca sui dettagli. Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid, in un post sulla piattaforma X, ha parlato di "crimine contro l'umanità", sottolineando come siano state prese di mira persone in cura, inermi e indifese, in palese violazione di tutte le convenzioni internazionali, a partire dalle Convenzioni di Ginevra che tutelano strutture mediche e civili in tempo di guerra. Dall'altro lato, il governo pachistano ha rincarato la dose, accusando i talebani di aver diffuso vecchie immagini – risalenti, secondo una nota del ministero, al maggio del 2023 – e persino filmati generati dall'intelligenza artificiale per suffragare la tesi dell'attacco a un ospedale, mentre il vero obiettivo, a poche centinaia di metri di distanza, sarebbe stato un deposito di armi situato all'interno del compound militare di Camp Phoenix. Il ministro dell'Informazione Attaullah Tarar ha inoltre evidenziato come le esplosioni secondari visibili nei video post-strike proverebbero la presenza di ingenti quantitativi di munizioni, elemento che contraddirebbe la natura puramente civile del sito colpito.
L'escalation militare e le reazioni internazionali
Quest'ultimo drammatico episodio si inserisce in una fase di "guerra aperta", come definita dagli stessi vertici militari di Islamabad, tra i due paesi vicini. Le ostilità, che avevano conosciuto una tregua solo a ottobre grazie a una mediazione del Qatar, sono riprese con vigore alla fine di febbraio, quando l'Afghanistan aveva risposto ad alcuni raid pachistani che avevano ucciso civili con un'offensiva al confine. Da allora, gli scontri frontalieri e gli attacchi aerei si sono susseguiti quasi quotidianamente, con i rispettivi ministeri della Difesa che diffondono cifre discordanti sulle perdite inflitte all'altro schieramento. Sul piano diplomatico, la comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione. L'Unione Europea, per bocca del portavoce per gli Affari Esteri Anouar el Anouni, ha definito l'attacco a Kabul "una nuova e letale escalation", esortando entrambe le parti a esercitare la massima moderazione e a rispettare il diritto internazionale umanitario, che protegge in modo speciale le strutture sanitarie. Anche le Nazioni Unite, attraverso l'ufficio per i diritti umani, hanno chiesto un'indagine rapida e trasparente sull'accaduto, sottolineando il diritto delle vittime a ottenere giustizia e riparazioni. La Cina, dal canto suo, pur astenendosi da condanne dirette, ha offerto la propria disponibilità a mediare tra le parti per scongiurare un'ulteriore degenerazione del conflitto.




