La Lazio naufraga nell'incubo Como, Cragnotti guarda e lancia un monito
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Redazione Sport
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Sotto gli occhi di Sergio Cragnotti, ospite in tribuna d'onore, la Lazio ha consumato uno dei suoi naufragi più netti e desolanti di questa stagione, travolta da un Como brillante e superiore in ogni reparto. L'ex presidente, la cui epoca viene spesso rievocata con nostalgia da una parte della tifoseria, non ha trattenuto un giudizio lapidario, sottolineando come la squadra attuale debba “imparare” dal modello messo in campo dalla formazione lombarda, la quale, al contrario, ha dimostrato un'idea di gioco chiara e una compattezza esemplare. Un paragone che, data la piega presa dall'incontro, suona più come una constatazione di fatto che come una semplice opinione, considerando il divario tecnico e tattico mostrato in campo.
Il dominio del Como e il vuoto della Lazio
Dall'1' all'89', il match è stato un monologo della squadra di Fabregas, che ha imposto il suo ritmo e ha trovato con una facilità disarmante le soluzioni per sfilare la retroguardia biancoceleste. Il vantaggio iniziale di Baturina, arrivato dopo appena novanta secondi, ha esposto tutte le fragilità di un meccanismo laziale inceppato, incapace di reagire e di costruire manovre credibili. Nico Paz, autore di una doppietta e artefice di gran parte delle azioni pericolanti, ha dominato la zona a centrocampo, mentre dall'altra parte si assisteva a una sequela di errori e incomprensioni, con molti giocatori – si pensi a Marusic o a Cancellieri – del tutto in ombra e lontani dai propri standard. La stessa parata di Provedel sul rigore di Paz, peraltro su un tiro non irresistibile, non ha riscattato una serata opaca del portiere e di tutta la difesa, travolta da continui ripartenze.
Le pagelle che raccontano un fallimento collettivo
Le valutazioni post-partita, come quelle stilate dal direttore Guido De Angelis, hanno semplicemente certificato un fallimento collettivo, dipingendo un quadro di “notte fonda” per la formazione romana. Se da un lato il Como ha ottenuto voti largamente positivi in ogni reparto, dall'altro i giocatori della Lazio sono stati quasi tutti rimandati a settembre, con giudizi che vanno dall'insufficienza grave alla mediocrità. Queste valutazioni tecniche, al di là del singolo voto, testimoniano l'assenza di un'identità precisa e di quei riferimenti in campo che, in momenti di difficoltà, dovrebbero tenere salda la squadra. Al contrario, il collettivo ha ceduto vistosamente, regalando spazi e palloni agli avversari i quali, va riconosciuto, hanno saputo sfruttarli con fredda determinazione.
Il confronto tra due progetti e il futuro europeo
Lo scontro, che nelle intenzioni doveva essere un test per la corsa europea, si è trasformato in una netta dimostrazione della distanza che separa attualmente le due squadre. Mentre il Como, sostenuto da un progetto a lungo termine e da scelte di mercato mirate, consolida la sua posizione e si proietta verso l'alta classifica, la Lazio sembra aver smarrito la bussola, inseguendo il gioco senza riuscire a imporre la propria personalità. La sconfitta per 3-0, del resto identica a quella subita all'andata, non è un episodio ma un dato strutturale che costringe a riflessioni ampie. La visita in settimana di Papa Leone al centro sportivo di Como, citata da alcuni come un fattore simbolico, non può ovviamente spiegare la prestazione, ma sembra aver coronato un momento di perfetta armonia per una squadra che, al contrario di quanto visto all'Olimpico, viaggia come un'orchestra ben diretta.




