Conegliano si riprende la Coppa Italia in una finale da brividi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un'affollatissima Inalpi Arena di Torino, dove 12853 spettatori hanno creato un clima rovente, la Prosecco Doc Imoco Conegliano ha archiviato con un secco 3-0 la finale di Coppa Italia Frecciarossa contro la Savino Del Bene Scandicci, riconquistando un trofeo che mancava dalle sue bacheche dopo la sorpresa del Mondiale per Club. Quella che si è disputata, però, è stata una partita di una tensione inimmaginabile, ben lontana dall'asettica lettura del risultato finale, la quale – se si scorrono i parziali di 31-29, 26-24 e 27-25 – restituisce appieno il dramma sportivo consumato sul rettangolo di gioco. Le pantere di Daniele Santarelli, le quali indossavano per l'occasione una inedita maglia arancione, hanno infatti dovuto ricorrere a tutta la loro esperienza e freddezza per avere la meglio, punto dopo punto, su una Scandicci determinata a ripetere il successo di dicembre e che ha lottato fino all'ultimo scambio in ogni frazione di gioco.

Una rivincita costruita punto su punto

La partita, che rappresentava il primo scontro diretto tra le due rivali da quella finale in Brasile vinta dalle toscane, è subito sembrata uno studio di psicologia applicata allo sport, con entrambe le squadre che si sono annullate a vicenda in lunghissime azioni. Conegliano, la cui rosa è forgiatasi in anni di successi continui, ha saputo gestire i momenti più critici con una calma superiore, trasformando in punti quelli che potevano essere turning point avversari. Dall'altra parte, Scandicci – pur conscia del proprio status di campionesse del mondo in carica – non è riuscita a chiudere i set quando era in vantaggio, lasciandosi sfuggire opportunità preziose che, in una partita di tale livello, non vengono concesse due volte.

Il trentesimo trofeo e il dominio della dinastia veneta

Con questo successo, il primo stagionale per la società veneta, la Prosecco Doc Imoco Conegliano alza la sua ottava Coppa Italia, la settima consecutiva, un dato che da solo spiega la lunghissima egemonia nel volley italiano. Si tratta, in totale, del trentesimo trofeo conquistato dalla franchigia, un palmarès sterminato che continua a crescere e che testimonia un lavoro metodico e senza sosta, portato avanti sia in panchina che in campo. La vittoria, arrivata dopo il successo in semifinale contro Novara, assume i contorni di una dichiarazione d'intenti per il resto della stagione, segnando una netta linea di confine con la sconfitta sudamericana e ribadendo una supremazia domestica che pochi sono riusciti a intaccare.

La tenacia come cifra stilistica

Ciò che colpisce, analizzando la partita, non è stata solo la qualità tecnica delle atlete in campo, elevatissima com'era prevedibile, ma soprattutto la capacità di resistenza mentale dimostrata dalla squadra di Santarelli. Vincere tre set tutti oltre il venticinquesimo punto, e in uno scontro diretto dal valore così simbolico, richiede infatti una solidità caratteriale non comune, la stessa che permette di non vacillare quando il punteggio è in parità e tutto sembra pendere da un dettaglio. La squadra ha saputo "stare sul pezzo", come si suol dire in gergo, con una concentrazione ferrea, gestendo la pressione della rivincita e le aspettative di un pubblico che si aspettava uno spettacolo all'altezza della contesa. Un risultato che, al di là dell'oro, consegna agli annali una delle finali più equilibrate e combattute degli ultimi anni.

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