Trump mostra foto del "genocidio" di agricoltori bianchi in Sudafrica, ma le immagini sono del Congo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella giornata di mercoledì 21 maggio, Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica, in un incontro che ha presto assunto toni accesi. Al centro del confronto, la questione del presunto "genocidio" della minoranza bianca sudafricana, una tesi priva di fondamento ma ripetutamente avanzata dall’amministrazione statunitense. Trump, per sostenere la sua posizione, ha mostrato immagini che ritraggono vittime di violenze, presentandole come prova delle persecuzioni subite dagli agricoltori bianchi. Peccato che quelle foto, come è emerso poco dopo, fossero state scattate in Congo, in un contesto del tutto estraneo alla situazione sudafricana.

L’episodio si inserisce in una controversia più ampia, che vede l’amministrazione Trump accusare il governo di Pretoria di discriminazione razziale a causa delle politiche di redistribuzione delle terre, mirate a correggere gli squilibri ereditati dall’apartheid. Oggi, infatti, il 7% della popolazione bianca detiene il 75% delle aziende agricole, un retaggio di un sistema che per decenni ha negato diritti e opportunità alla maggioranza nera. Ramaphosa, da parte sua, ha ribadito che le riforme avvengono nel rispetto della legalità, senza alcuna deriva violenta.

Nonostante la tensione, il presidente sudafricano è uscito dall’incontro apparentemente soddisfatto, definendolo "positivo" e sottolineando di essere stato ascoltato. Eppure, i media locali hanno ironizzato sulla natura surreale del vertice, con testate come il Daily Maverick che hanno parlato di un "summit delle salsicce boere", riferendosi al barbecue organizzato per l’occasione. Altri, come il Mail & Guardian, hanno evidenziato come Ramaphosa sia riuscito a evitare di essere "zelenskyzzato", ovvero ridotto a mero comprimario in una narrazione costruita da altri.

Dietro lo scontro verbale, tuttavia, emergono interessi ben più concreti. L’utilizzo strumentale del termine "genocidio" sembra legato non solo alla propaganda interna statunitense, ma anche alla reazione contro il Sudafrica per la sua decisione di portare Israele davanti alla Corte internazionale di giustizia. Trump, del resto, non è nuovo a interferenze in politiche estere, e questa volta ha scelto di farlo attraverso una narrazione distorta, costruita ad arte per sostenere la sua visione.

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