Shane MacGowan, l'anima poetica dell'Irlanda e i Pogues
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Shane MacGowan, frontman dei Pogues, ci ha lasciato un patrimonio straordinario di ballate e di impegno. La sua voce risuona per le strade di Dublino e del mondo. Quando nel 1964 morì il grande scrittore irlandese Brendan Behan, il suo amico e collega Flann O’Brien scrisse: «le strade di Dublino sono stranamente silenziose, stasera». Queste parole sembrano adatte anche oggi, con la scomparsa di MacGowan.
La prima volta che MacGowan balzò agli onori della cronaca non fu esattamente per meriti artistici. Durante un concerto dei Clash a Londra nel 1976, l'eccitazione collettiva era tale che una ragazza addentò a sangue l’orecchio destro del giovane Shane. I tabloid inglesi ne approfittarono per scrivere che nel corso delle serate del nascente movimento punk si verificavano episodi di «cannibalismo».
A 65 anni, Shane MacGowan si è spento a Dublino. Era malato da tempo ed era stato dimesso 8 giorni fa dall'ospedale, dove aveva ricevuto la visita degli amici Bono e The Edge degli U2. Era il leader e il paroliere dei Pogues, che seppero unire le radici folk dell'isola di smeraldo con la rabbia punk. Con la sua scomparsa, se ne va uno dei simboli della musica irlandese.




