Il digiuno intermittente non danneggia le funzioni cognitive, lo conferma una nuova ricerca

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il digiuno intermittente non arreca danni al cervello, poiché non ne compromette le funzioni cognitive. La definitiva conferma proviene da quello che è considerato, ad oggi, il più ampio e significativo studio mai condotto su uno degli aspetti più dibattuti e analizzati di questo regime alimentare, il quale prevede, com'è noto, l'alternanza di periodi di alimentazione e di astensione dal cibo. I risultati della ricerca, che si sono concentrati sulla valutazione delle capacità mentali, sembrano del tutto chiari nell'evidenziare che questa pratica non condurrebbe a maggiori difficoltà di concentrazione, né tantomeno a prestazioni cerebrali inferiori; un dato che offre una risposta autorevole a molti dei dubbi sollevati negli ultimi anni.

Il ruolo dei ritmi circadiani

La discussione scientifica si è arricchita, in tempi recenti, di numerosi contributi che riguardano da vicino la crononutrizione, una disciplina che sostiene con forza il rispetto del ritmo naturale dell’organismo – strettamente correlato ai ritmi circadiani – al momento di ingerire gli alimenti, per assimilarli nella fase più appropriata della giornata. Non si tratta, infatti, di attribuire rilevanza esclusiva alla dieta in sé e alla composizione nutrizionale di ciò che si mangia, ma è anche fondamentale, come sottolineano molti esperti, consumare i pasti nel momento preciso, un aspetto che il digiuno intermittente, nelle sue varie forme, tende a valorizzare e a strutturare in maniera rigida.

La durata del digiuno

Sorge spontaneo, allora, chiedersi quale possa essere la durata minima di digiuno da rispettare per ottenere dei benefici senza incorrere in rischi. "Oltre quest'orario è importante non mangiare", ha specificato un esperto, senza però indicare una tempistica universale. Il digiuno, che è una pratica antica, sta riscuotendo un rinnovato e forte interesse nel panorama della nutrizione moderna e della salute preventiva; ciononostante, la domanda più comune resta proprio quella relativa a quanto a lungo si debba digiunare per essere efficaci e, al contempo, sicuri. Non esiste una risposta univoca, poiché la durata varia sensibilmente in base al tipo di protocollo adottato, all’obiettivo personale – che può spaziare dal dimagrimento alla depurazione, fino al benessere metabolico – e, non ultime, alle condizioni di salute del singolo individuo.

Produttività e preconcetti culturali

Uno dei timori più diffusi, che lo studio sembra aver fugato, è l'impatto negativo sulla produttività mentale. La cultura popolare, supportata da un costante bombardamento pubblicitario di snack e cibi pronti, ha radicato in molti l'idea che un apporto costante di cibo sia essenziale per mantenere il cervello attivo e vigile, al punto che saltare un pasto come la colazione è stato a lungo considerato un comportamento dannoso per la lucidità e la concentrazione durante l'intero arco della giornata lavorativa. I nuovi dati, però, sembrano offrire una prospettiva diversa, svincolando le prestazioni cognitive dalla necessità di un'alimentazione continuativa e mettendo in discussione convinzioni molto radicate.

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