davos, trump firma il board for peace e attende zelensky: "portate a termine l'accordo"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fredda atmosfera di Davos si è scaldata, almeno per qualche ora, attorno alla cerimonia per la firma del cosiddetto "Board for Peace", un organismo, voluto dall'amministrazione americana, il cui scopo dichiarato è facilitare la pace a Gaza. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, definendo l'evento "una giornata molto emozionante" alla quale "tutti vogliono farne parte", ha tracciato un bilancio dei primi giorni del suo nuovo mandato, sostenendo di aver "posto fine a otto guerre" mentre un'altra, che non ha nominato ma che ha definito la più difficile nonostante si aspettasse il contrario, "terminerà molto presto". Un'affermazione che, nel sottolineare una frenesia diplomatica i cui dettagli operativi restano per ora confinati nelle dichiarazioni pubbliche, ha catturato l'attenzione dei media internazionali riuniti in Svizzera.

L'atteso faccia a faccia con il leader di Kiev

L'agenda del presidente americano a Davos, tuttavia, aveva un altro momento cardine, forse ancor più scrutato dagli osservatori: l'incontro bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, giunto in Svizzera proprio per questo appuntamento fissato per le tredici. L'attesa, palpabile già dalla mattina, è stata confermata dal portavoce ucraino, il quale ha precisato gli orari dell'incontro, un momento di alta tensione diplomatica che si inserisce in un contesto bellico ancora drammaticamente aperto. Prima di sedersi al tavolo con Zelensky, Trump ha lasciato intendere la sua posizione con parole che non ammettono molte interpretazioni, rivolgendosi, seppur indirettamente, sia al leader di Kiev che a quello del Cremlino.

Le parole di Trump prima del vertice

"Credo che ora siano arrivati a un punto in cui possono riunirsi e concludere un accordo. E se non lo fanno, sono stupidi. Questo vale per entrambi", ha affermato il presidente statunitense, aggiungendo di non voler insultare nessuno ma che "devi portare a termine questo accordo". Una linea di condotta, la sua, che sembra non lasciare spazio a ulteriori dilazioni e che sposta l'onere della pace direttamente sulle spalle dei due contendenti, bypassando, almeno nel tono, ogni possibile argomentazione strategica o di principio. In un'intervista successiva, Trump ha specificato che con Zelensky non ha discusso di "confini", ribadendo semplicemente che "la guerra deve finire", un monito perentorio che delinea una chiara priorità dell'esecutivo americano: la cessazione delle ostilità, a prescindere dalle intricate questioni territoriali che sono al centro del conflitto.

Altri fronti diplomatici aperti

Il mosaico diplomatico di Davos non si è composto solo di questi tasselli. Fonti vicine alla delegazione americana hanno fatto sapere che ci sarebbero stati "passi avanti" sulla questione della Groenlandia, dopo un confronto tra Trump e il segretario della Nato. Una notizia, questa, che pur nella sua vaghezza, indica come l'agenda internazionale dell'amministrazione proceda su binari multipli e spesso simultanei, mescolando crisi storiche a dossier di natura più geopolitica. La giornata elvetica, dunque, si è configurata come un concentrato della nuova fase delle relazioni internazionali, dove la spinta negozialista e l'apparente pragmatismo della Casa Bianca cercano di imporre ritmi serrati a conflitti che sembravano, fino a pochi mesi fa, privi di una via d'uscita immediata.

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