Il giallo del furto di Antonello al MuMe: la pista della barca e il buco nero della videosorveglianza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è proprio da escludere che le tavole di Antonello siano “partite” approfittando del nostro mare. E magari siano già approdate in un paese dell’Est europeo, dove il mercato nero dei beni culturali d’immenso valore ha una sua confluenza con quelli mondiali. È questa una delle piste privilegiate nelle indagini per il clamoroso furto di Ferragosto al MuMe, che ieri mattina a Palazzo di giustizia è stata esaminata nel corso dell’ennesimo vertice investigativo.

Che si è svolto nell’ufficio del procuratore capo di Messina Antonio D’Amato con l’aggiunto Marco Colamonici e i pm Maria Di Mulo e Massimo Trifirò, c’era anche il dirigente della Mobile Simone Scalzo.

La pista dell'Est e il natante scomparso

Il timore degli investigatori è che le opere siano state trasferite in Europa dell'Est, una direzione che appare sempre più percorribile man mano che le ricerche si infittiscono. In questi giorni infatti, tra le centinaia di video che sono stati acquisiti dalla Scientifica, e ci vorrà ancora parecchio tempo per visionarli tutti, allargando la prospettiva visiva dal MuMe fino alle direttrici principali di fuga, un posto privilegiato è stato assegnato alla combinazione barca-paesi dell’Est.

E gli investigatori stanno controllando a tappeto ogni video di barche o yacht che potrebbe essere collegato al furto, un natante cioè che nei frangenti del colpo, quindi intorno alle nove di sera del 15 agosto, è stato visto salpare all’improvviso da uno dei nostri porticcioli oppure direttamente dal mare aperto.

E se questa pista per così dire marina dovesse dare dei risultati, pensano gli inquirenti, la naturale base di ricezione delle opere rubate dovrebbe essere proprio uno dei paesi dell’Est, che sono abbastanza facilmente raggiungibili attraverso le onde del Mediterraneo.

Un colpo da professionisti: il Polittico di San Gregorio

Il clamoroso furto delle tavole di Antonello a Messina è un furto studiato da professionisti, perché Antonello da Messina è un artista rarissimo nel mondo come ha anche rilevato il collega Costantino D’Orazio. “Di Antonello a Messina abbiamo poco più di 40 opere”, osserva il collega Costantino D’Orazio; “Queste opere conservate al MuMe sono ancora più rare perché sono opere in tempera su tavola e perché di Polittici ce ne sono pochissimi”.

Chiaramente ci vengono sottratte due delle opere più importanti che custodiamo nel nostro museo e soprattutto nella città di Antonello, una cosa del genere è una tragedia. Sono opere di valore inestimabile, già l’acquisto di un piccolo quadro è stato per 15 milioni di euro, immaginate il Polittico di S. Gregorio il valore che possa avere”. Il Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, fu commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia.

Era originariamente composto da sei tavole raffiguranti al centro La Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta del Rosario, cosi come identificata dal simbolo iconografico, il Rosario, che poggia in basso sul gradino. Ai lati i Santi Gregorio e Benedetto, nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, la tavola centrale della cimasa, che probabilmente raffigurava il Cristo morto sorretto dagli Angeli, è andata perduta.

I ladri entrati nel museo siciliano hanno portato via tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio, quattrocentesche, perché fortunatamente due sono rimaste indietro e abbandonate durante la fuga. Trafugati anche la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà che era custodita all’interno di una teca blindata.

La falla nella sicurezza: planimetrie online e tempi record

Proseguono le indagini della squadra mobile e dei carabinieri del nucleo tutela del territorio artistico coordinate dalla Procura di Messina sul furto delle opere di Antonello da Messina dal Museo Accascina. La polizia vaglia il ruolo di un possibile basista, ma l’attenzione è concentrata soprattutto sull’esame dei filmati delle videocamere, passando al setaccio ore e ore di registrazione alla ricerca di una traccia dei ladri in arrivo o in fuga.

Si è scoperto che sul sito del museo regionale Maria Accascina di Messina è possibile reperire la planimetria dettagliata dell’edificio preso di mira dai ladri: si trova in una sezione appositamente indicizzata, relativa ad un progetto di un paio di anni fa, finanziato con i fondi Pnrr, relativo all’abbattimento delle barriere architettoniche. Non è possibile stabilire quando le planimetrie siano state caricate sul sito del museo messinese, ma sono liberamente scaricabili e molto dettagliate. Mancano soltanto le indicazioni degli impianti di video sorveglianza.

Nella piantina in apertura, con “A” è indicata la sala dove erano esposte le opere di Antonello da Messina, e la porta che il giorno dopo è stata trovata aperta e che si pensa sia quella utilizzata dai ladri. Dalle immagini del sistema di video-sorveglianza del museo regionale acquisite dalla polizia, secondo quanto risulta all’ANSA, emergerebbe che la banda di ladri che ha rubato le opere di Antonello da Messina ha agito in un lasso di tempo fra 2 e 3 minuti.

Il furto è stato compiuto intorno alle 21.50 del 15 agosto. Per fuggire con le opere appena trafugate, sarebbe stata divelta una parte della ringhiera che affaccia sul controviale del Viale Annunziata, nei pressi di un cancello laterale utilizzato solo in casi eccezionali dalle autorità e per il trasporto delle opere d’arte.

L’opera si trovava in un cattivo stato di conservazione a causa degli eventi di estrema gravità che ha subito nella sua storia: dopo lo smembramento e la dispersione di almeno una delle tavole, forse già nel Cinquecento, venne restaurata drasticamente nel 1842, utilizzando sostanze abrasive per la pulitura.

Ma l’evento più catastrofico fu il terremoto di Messina del 1908, che rase al suolo l’ex-convento di San Gregorio, dove aveva sede il “Museo civico peloritano”, lasciando le opere ivi conservate, compreso il Polittico, alla pioggia che si abbatté sulla città nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe. In quell’occasione andarono perdute ampie porzioni del manto della Madonna e del San Gregorio.

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