Il conducente del tram deragliato a Milano, indagato a piede libero, si dice pronto a parlare ai pm: al vaglio la pista del malore e le immagini della videosorveglianza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Proseguono serrate le indagini della procura di Milano sul tragico incidente avvenuto nel pomeriggio di venerdì scorso in viale Vittorio Veneto, quando un tram della linea 9 è deragliato, schiantandosi contro le vetrine di un esercizio commerciale e provocando la morte di due persone e il ferimento di altre decine. La procura, come atto dovuto e propedeutico agli accertamenti tecnici, ha convocato per questa mattina il difensore del conducente del mezzo, Pietro M., il sessantenne ora iscritto nel registro degli indagati con le ipotesi di reato, gravi, di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo e lesioni colpose, e contestualmente i legali di alcune delle parti offese, per il conferimento dell’incarico ai consulenti tecnici in vista dell’autopsia sui corpi delle due vittime, un passaggio, questo, indispensabile per stabilire con precisione le cause del decesso e raccogliere elementi utili alla ricostruzione della dinamica.

Il conducente, un dipendente Atm con oltre trentacinque anni di esperienza alle spalle e descritto dai colleghi come persona prudente e scrupolosa, è stato ascoltato sommariamente già nelle ore immediatamente successive al sinistro, quando, ancora sotto choc e medicato per le lievi contusioni riportate, aveva riferito ai sanitari e ai primi inquirenti di aver accusato un improvviso malore, un mancamento che gli avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo. Una versione, quella del malore, che il suo legale, l’avvocato Benedetto Tusa, ribadisce essere la chiave di volta per comprendere l’accaduto, sebbene il professionista abbia chiesto e ottenuto qualche giorno di tempo per consentire al proprio assistito di ritrovare la necessaria lucidità prima di sottoporsi a un interrogatorio più formale e approfondito con i magistrati. “È molto scosso, sta cercando di razionalizzare – ha dichiarato il difensore –, prima o poi lo sentiranno, ma diamogli ancora qualche giorno per riprendersi, poi andrà a dare la sua versione dei fatti”.

Il giallo del sistema di sicurezza e l’analisi della scatola nera

Uno dei nodi centrali dell’inchiesta, coordinata dalla pm Elisa Calanducci, riguarda il mancato intervento dei sistemi di frenatura di emergenza di cui il tram, un modello di ultima generazione, è certamente dotato. In particolare, gli investigatori della polizia locale stanno verificando perché non sia scattato il dispositivo cosiddetto “uomo morto”, un meccanismo di sicurezza automatico progettato per arrestare il convoglio nel caso in cui il conducente, per un malore o per qualsiasi altra causa, rilasci la leva di comando. Dai primi rilievi, pare che il mezzo procedesse a una velocità prossima ai cinquanta chilometri orari, il limite massimo consentito, e che nessun allarme sia stato diramato dalla cabina di guida alla centrale operativa di Atm prima dell’impatto: risultano, invece, due brevi e concitate comunicazioni successive allo schianto, nelle quali l’autista, in evidente stato di alterazione, avrebbe detto “Male, male, mi sono fatto male... deragliamento”.

A supporto degli accertamenti, la procura ha affidato una consulenza tecnica all’ingegner Fabrizio D’Errico, lo stesso esperto che si occupò della perizia per la strage ferroviaria di Pioltello, il quale avrà il compito di analizzare minuziosamente i dati contenuti nella “scatola nera” del tram, un dispositivo che registra ogni parametro di marcia, dalla velocità alle sollecitazioni dei freni. Parallelamente, gli inquirenti hanno posto sotto sequestro il telefono cellulare del conducente, un atto ormai di prassi in casi del genere, per verificare se nei secondi antecedenti al deragliamento lo smartphone fosse in uso, magari per un messaggio o una chiamata, il che sposterebbe l’asse dell’inchiesta dall’ipotesi del malore a quella, ben più grave, di una fatale distrazione, sebbene al momento non emergano evidenze pubbliche in tal senso.

L’esito dei primi accertamenti tecnici sul mezzo e sull’infrastruttura

Gli accertamenti tecnici eseguiti nei giorni scorsi, quelli che hanno visto i periti della procura e i tecnici di Atm lavorare insieme per setacciare ogni componente del mezzo e del binario, hanno per ora escluso con un buon margine di certezza anomalie o malfunzionamenti strutturali. Lo scambio, il dispositivo mobile che consente la deviazione dei binari e che in quel punto specifico avrebbe dovuto rimanere nella posizione per la prosecuzione dritta del tram, è stato trovato perfettamente funzionante, così come la lanterna semaforica che ne indica la posizione. Allo stesso modo, l’analisi delle telecamere di sorveglianza, sia quelle interne al mezzo che quelle pubbliche della zona, è in corso e servirà a integrare i dati della scatola nera, offrendo una ricostruzione visiva della traiettoria del convoglio, il quale, secondo quanto si apprende, avrebbe addirittura saltato la fermata precedente a quella dell’incidente, proseguendo la sua corsa senza rallentare.

Si delinea, quindi, sempre con maggior chiarezza la cornice entro cui si muovono i magistrati: l’ipotesi di un guasto tecnico, al momento, appare sempre più recessiva, mentre acquista consistenza quella legata a una causa umana, sia essa riconducibile a un improvviso malore del conducente, magari una sincope vasovagale come ipotizzato da alcuni medici sentiti informalmente, oppure a un errore o a una distrazione. Il procuratore capo Marcello Viola, presente sul luogo del sinistro già nelle ore immediatamente successive, segue con attenzione gli sviluppi, in un’inchiesta che si preannuncia complessa e che dovrà fare piena luce su quanto accaduto in quei drammatici istanti, restituendo verità alle famiglie delle vittime, un commerciante di Vigevano e un cittadino nigeriano senza fissa dimora che viaggiava sul mezzo, e alla città intera.

Description: Indagini a Milano sul deragliamento del tram linea 9: il conducente indagato si prepara a parlare con i pm. Accertamenti sulla scatola nera e sull’ipotesi del malore. Le autopsie sulle due vittime.

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