Il tram deragliato a Milano, il giallo del piede infortunato e le ultime telefonate del conducente prima dello schianto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Proseguono serrate le indagini della Procura di Milano per accertare le cause del deragliamento del tram della linea 9, avvenuto nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, un incidente che è costato la vita a due passeggeri, Ferdinando Favia e Johnson Okon Lucky, ferendone una cinquantina. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Elisa Calanducci, ci sono le condizioni di salute e i movimenti del conducente del mezzo, Pietro M., il sessantenne alla guida del Tramlink di ultima generazione, iscritto nel registro degli indagati per i reati di disastro ferroviario colposo, omicidio stradale e lesioni colpose plurime. L’uomo, assistito dall’avvocato Benedetto Tusa, non ha ancora fornito la sua versione ai magistrati, limitandosi a dichiarazioni spontanee in cui ha invocato un malore, uno stato di prostrazione che gli impedirebbe persino di rivedere le immagini di quei drammatici momenti.

L’ipotesi del malore e i segni sul del tranviere

La dinamica ricostruita finora, grazie anche ai filmati estrapolati dalla scatola nera del convoglio e alle testimonianze raccolte, sembrerebbe escludere inizialmente anomalie tecniche del mezzo, puntando il faro su un possibile errore umano. Pietro M., dipendente Atm con oltre trentacinque anni di servizio alle spalle e una carriera senza macchie, ha raccontato di aver avuto un mancamento, una sincope vasovagale, circa mezz’ora dopo l’inizio del suo turno. Il tutto sarebbe riconducibile a un banale infortunio domestico lavorativo: mentre alle 15.37, alla fermata Oberdan, aiutava una persona in sedia a rotelle a salire a bordo, il conducente si sarebbe infatti procurato un trauma all’alluce del piede sinistro, un colpo violento che gli avrebbe causato la parziale distaccazione dell’unghia e un vistoso ematoma. Un dolore, questo, che sarebbe aumentato progressivamente nei minuti successivi fino a fargli perdere i sensi, un malore che gli avrebbe impedito di azionare lo scambio per proseguire dritto, facendo invece imboccare al convoglio la curva di via Lazzaretto a velocità sostenuta.

L’esame delle scarpe e i tabulati telefonici

Per verificare la fondatezza di questa versione, i pubblici ministeri hanno disposto una serie di accertamenti tecnici irripetibili che riguardano da vicino la persona del tranviere. Oltre agli esami medici che hanno confermato la contusione al dito, la Procura ha proceduto al sequestro delle scarpe che Pietro M. indossava quel pomeriggio: l’obiettivo è quello di cercare eventuali tracce, come segni di schiacciamento o abrasioni, che possano avvalorare la tesi dell’urto con la pedana per disabili o, al contrario, smentirla. Parallelamente, un fronte d’indagine cruciale riguarda l’utilizzo del telefono cellulare. Sebbene dai tabulati non emergano chiamate in uscita o in entrata nei minuti fatali dello schianto, gli inquirenti stanno analizzando il traffico dati per appurare se il conducente fosse eventualmente distratto dalla navigazione su internet o dall’uso di applicazioni di messaggistica, un dettaglio che potrebbe configurare una grave negligenza alla guida.

Le autopsie sulle vittime e le immagini delle telecamere

Questa mattina, all’Istituto di Medicina legale di piazza Gorini, si è svolto l’esame autoptico sui corpi di Ferdinando Favia e Johnson Okon Lucky, un atto dovuto per chiarire con precisione le cause del decesso e per stabilire, come richiesto dalla Procura, se vi siano segni particolari che possano aiutare nell’identificazione certa della vittima straniera, dopo l’iniziale scambio di persona che aveva portato a indicare erroneamente un altro ferito grave come deceduto. La ricostruzione degli istanti precedenti l’impatto si avvale anche delle immagini di alcune telecamere di sorveglianza e, in particolare, del video girato dalla dashcam di un taxi che si trovava in prossimità dell’incrocio, un filmato che è stato acquisito dalla polizia locale e che si è rivelato fondamentale per comprendere la traiettoria del mezzo. Secondo quanto si apprende, il tram della linea 9 avrebbe saltato la fermata di via Lazzaretto, procedendo dritto a una velocità giudicata elevata dai testimoni, per poi deragliare all’altezza dello scambio, dove avrebbe dovuto proseguire diritto invece di svoltare a sinistra, terminando la sua corsa contro le vetrine di un esercizio commerciale.

Scatola nera e sistemi di sicurezza sotto la lente

Accanto agli accertamenti sul fattore umano, la Procura ha affidato una consulenza al professor Fabrizio D’Errico del Politecnico di Milano, esperto in disastri ferroviari, per analizzare ogni componente tecnico del Tramlink coinvolto. Particolare attenzione è riservata al funzionamento dei sistemi di frenata di emergenza, noti come "uomo morto" e "sorvegliante", che avrebbero dovuto arrestare automaticamente il convoglio in caso di mancato azionamento dei comandi da parte del conducente per un periodo superiore ai cinque secondi. Gli investigatori stanno verificando se questi dispositivi siano entrati in funzione e, in caso contrario, il motivo del loro mancato intervento, un aspetto che potrebbe aprire scenari differenti rispetto alla sola ipotesi del malore, spostando l’attenzione su possibili malfunzionamenti del sistema di sicurezza del mezzo di ultima generazione. Nel frattempo, nella sede Atm di viale Monte Rosa, sono stati acquisiti documenti e registrazioni relative alle comunicazioni intercorse tra la sala operativa e il tranviere nei minuti antecedenti il disastro.

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