Il tram deragliato a Milano, il conducente: “Ho avuto un malore”. E sul mezzo nuovo si indaga sul sistema di frenata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quel che resta del convoglio, un Tramlink Stadler lungo venticinque metri e messo in circolazione da pochi giorni, è ancora adagiato storto tra i binari e la vetrina dello stabile all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, a Milano. La scena, ieri pomeriggio intorno alle sedici, era quella di un devastante schianto: due persone hanno perso la vita – un uomo italiano di sessant’anni, Ferdinando Favia, commerciante di Vigevano finito sotto le ruote dopo essere stato sbalzato dal vagone, e Abdou Karim Touré, cinquantasettenne senegalese senza fissa dimora – e una quarantina i feriti, alcuni dei quali estratti dalle lamiere dai vigili del fuoco con cesoie e divaricatori.

La Procura, che ha già aperto un fascicolo per omicidio colposo, si trova ora a dover districare una matassa giudiziaria complessa: capire perché quel mezzo, in servizio sulla linea 9 da piazza Repubblica verso Porta Venezia, abbia improvvisamente accelerato, sbandando a sinistra – come raccontano i testimoni – e finendo la sua corsa contro l’edificio dopo aver saltato una fermata. L’autista, un sessantenne con anni di esperienza alle spalle e in servizio da appena un’ora al momento del fatto, ha riferito di aver accusato un improvviso malore; una versione, quella dello svenimento o del mancamento, che gli investigatori dovranno ora verificare incrociando i dati delle telecamere di bordo – già acquisite – con quelli del sistema di sicurezza noto come “uomo morto”.

Non è un dettaglio da poco, quello legato al dispositivo di frenata di emergenza. Il tram, un modello nuovissimo di fabbricazione svizzera, è progettato per azionare automaticamente i freni se il conducente rilascia il comando per un tempo superiore a quello prestabilito, un meccanismo che avrebbe dovuto arrestare la corsa in caso di malore. Eppure il convoglio, invece di rallentare, sembrava procedere a forte velocità. Il sindaco Giuseppe Sala, giunto sul luogo dell’incidente, ha escluso in via preliminare un guasto tecnico del mezzo – “non appare una questione tecnica del tram, ma molto legata al conducente” – sottolineando però che l’uomo, un dipendente esperto, avrebbe dovuto orientare diversamente lo scambio per proseguire dritto, mentre il mezzo ha invece svoltato a sinistra seguendo la direzione dei binari.

Alcuni dei passeggeri, ancora scossi e assistiti nei giardini di viale Vittorio Veneto, raccontano di un sobbalzo improvviso, di un sobbalzo seguito da una netta impressione di accelerazione, tanto che qualcuno ha pensato a un terremoto. Le testimonianze, raccolte dai soccorritori, parlano di persone sbalzate dai sedili e finito le une addosso alle altre, con una dinamica che ha reso immediatamente chiaro che qualcosa, nel meccanismo di controllo, non avesse funzionato come avrebbe dovuto.

La pm di turno, Elisa Calanducci, coordina ora le indagini affidate alla polizia locale e ai vigili del fuoco: si cercherà di stabilire se il freno d’emergenza fosse effettivamente inserito e se l’autista, al momento del presunto malore, fosse cosciente o meno. Un passaggio cruciale, quest’ultimo, perché se dovesse emergere che il conducente non ha azionato alcun comando di arresto e che il sistema “uomo morto” era disattivo o non è scattato, si aprirebbe uno scenario diverso, incentrato su una possibile negligenza o su un malfunzionamento tecnico. Ma i riflettori, in queste ore, restano puntati sullo stato di salute del tranviere, portato d’urgenza in ospedale per accertamenti – i test per alcol e droga hanno dato esito negativo, secondo quanto riferito da fonti vicine all’indagine – e che sarà ascoltato dai magistrati non appena le sue condizioni lo permetteranno.

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