Tram deragliato a Milano, il conducente: “Ho avuto un malore”. Ma il freno d’emergenza non scattò
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Redazione Interno
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Sono state acquisite dagli investigatori le immagini delle telecamere di bordo del tram della linea 9, quel mezzo della flotta Atm che nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio è uscito dai binari in viale Vittorio Veneto, a Milano, provocando una strage. Il bilancio, drammatico e destinato a rimanere impresso nella memoria della città, parla di due vittime e quarantotto feriti, alcuni dei quali sono stati ricoverati in gravi condizioni ma, stando agli ultimi aggiornamenti dei sanitari del Policlinico, non sarebbero in pericolo di vita. I filmati, estrapolati sia dal convoglio sia dai sistemi di videosorveglianza fissi lungo il viale, rappresentano ora un tassello fondamentale per gli inquirenti, chiamati a vagliare la versione fornita dal tranviere, un uomo di sessant’anni con oltre trent’anni di esperienza alle spalle e, secondo quanto riferito dai colleghi, prossimo ormai alla pensione.
L’uomo, che ha guidato per decenni i mezzi pubblici del capoluogo lombardo, ha riferito di aver accusato un improvviso malore mentre era al comando del mezzo, un moderno Tramlink bidirezionale. Secondo il suo racconto, riportato dai verbali della Polizia Locale, la perdita di coscienza o comunque il grave stato di sofferenza fisica gli avrebbero impedito di azionare regolarmente lo scambio, quella deviazione meccanica che avrebbe dovuto mantenere il tram sul percorso rettilineo previsto dalla linea 9. Così, invece di proseguire dritto, il convoglio ha imboccato una curva a sinistra ad alta velocità, saltando la fermata precedente e terminando la sua folle corsa contro l’angolo di un edificio in via Lazzaretto. Ai soccorritori, e poi agli inquirenti, non ha nascosto le sue condizioni: “Stavo male e non ho attivato lo scambio”, avrebbe ripetuto, offrendo una spiegazione che ora, però, deve fare i conti con la scienza dei dati e con un particolare che appare sempre più centrale, ovvero la mancata attivazione del cosiddetto sistema “uomo morto”.
Il nodo del freno automatico e i risultati dei test
È proprio sul funzionamento del dispositivo di sicurezza che si concentrano le verifiche della procura, con la pm Elisa Calanducci che coordina un’inchiesta per omicidio colposo e lesioni colpose. Il meccanismo dell’“uomo morto”, obbligatorio su mezzi di questo tipo, è progettato per intervenire proprio in circostanze simili: se il conducente lascia la leva di comando o cessa di fornire un segnale di presenza attiva per un lasso di tempo predeterminato—in alcuni modelli bastano pochi secondi perché scatti un allarme e poi la frenata d’emergenza—il tram dovrebbe arrestarsi autonomamente, impedendo che continui la corsa senza un controllo vigile. Eppure, quel pomeriggio, così non è stato. Il mezzo ha continuato la sua traiettoria, accumulando velocità, e la frenata automatica non è scattata o, se lo ha fatto, è avvenuta troppo tardi per evitare l’impatto. Una circostanza, questa, che apre a due ordini di problemi: da un lato la verifica dell’effettivo stato di salute del conducente—che è stato immediatamente sottoposto agli accertamenti tossicologici e alcolimetrici, risultati entrambi negativi—e dall’altro l’ipotesi di un malfunzionamento tecnico del sistema di emergenza.
L’attenzione, nelle prossime ore, si sposterà inevitabilmente sull’analisi della scatola nera del convoglio, un dispositivo in grado di registrare parametri fondamentali come la velocità effettiva al momento dello schianto e i comandi impartiti dal tranviere nei secondi decisivi. Sarà una consulenza cinematica, disposta dalla Procura, a dover chiarire se l’urto sia avvenuto a una velocità incompatibile con i limiti del tratto urbano e, soprattutto, se il conducente abbia mai realmente azionato i freni o se sia rimasto inerte, forse già privo di sensi, mentre il tram percorreva gli ultimi fatidici metri.
Le vittime e il lavoro degli inquirenti
La Procura, intanto, ha disposto l’autopsia sui corpi delle due vittime, due uomini di cinquantotto e cinquantanove anni, Ferdinando Favia e Abdou Karim Tourè, entrambi sbalzati fuori dal finestrino posteriori dalla violenza dell’impatto e finiti sotto le ruote del mezzo. Un destino tragico, che ha sconvolto i loro familiari e che rende ancora più urgente fare piena luce su ogni aspetto della vicenda. La Procura, guidata dal procuratore Marcello Viola, ha aperto un fascicolo e sta valutando ogni elemento, compreso il cellulare del conducente, sequestrato come prassi per verificare che non vi siano state distrazioni o comunicazioni nei momenti immediatamente precedenti al deragliamento.
Mentre i tecnici di Atm hanno lavorato tutta la notte per rimuovere il convoglio incidentato e ripristinare la circolazione, la città si stringe attorno ai feriti. L’azienda dei trasporti ha deposto due mazzi di fiori bianchi sul luogo della tragedia, in segno di lutto. Sul fronte sanitario, i due pazienti più gravi, ricoverati in Neurorianimazione al Policlinico, sono tenuti sotto costante osservazione, ma i medici nelle ultime ore hanno lasciato intendere che la fase più acuta potrebbe essere stata superata, sebbene la prognosi resti riservata.




