Il tram deragliato a Milano, il superconsulente D’Errico e le piste d’indagine tra malore, cellulare e quei secondi di buio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà il professor Fabrizio D’Errico, docente del Politecnico di Milano e già noto per il suo coinvolgimento nelle perizie sulla strage ferroviaria di Pioltello del 2018, il superconsulente chiamato dalla procura a fare luce sul deragliamento del tram della linea 9. L’incidente, avvenuto nel pomeriggio del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, ha provocato un bilancio pesantissimo: due morti – Ferdinando Favia e Johnson Okon Lucky, quest’ultimo inizialmente scambiato per un’altra persona – e 54 feriti. Il mezzo, un Tramlink di ultima generazione, finì la sua corsa contro la facciata di un palazzo, devastando all’impatto il ristorante Robata Kan, la cui attività è stata letteralmente azzerata in pochi secondi. D’Errico, esperto in disastri ferroviari, dovrà coordinare gli accertamenti tecnici, in particolare l’analisi della scatola nera e dei sistemi di bordo, per capire cosa non abbia funzionato in quei frangenti.

Le prime risultanze e l’ipotesi dell’errore umano

I primi rilievi effettuati dalla polizia locale, stando a quanto filtrato dagli uffici giudiziari, sembrerebbero escludere, almeno in una fase preliminare, anomalie nel funzionamento del mezzo. Lo scambio, la cosiddetta lanterna che ne indica la posizione e i sistemi di frenatura di emergenza – incluso il dispositivo “uomo morto” che avrebbe dovuto arrestare il convoglio in assenza di attività del conducente – risultavano apparentemente operativi. Questo quadro, se confermato, spinge gli inquirenti a concentrare le attenzioni sul fattore umano. Si procede, al momento, su due filoni paralleli: da un lato l’ipotesi di un malore improvviso del conducente, il sessantenne Pietro Montemurro, dipendente Atm con oltre trent’anni di servizio e ora indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni; dall’altro, quella di una fatale distrazione, magari legata all’uso del telefono cellulare durante la marcia.

Il mistero del blackout e l’analisi della scatola nera

Uno degli elementi più controversi, su cui la procura guidata da Marcello Viola e dalla pm Elisa Calanducci intende vederci chiaro, riguarda il blackout della telecamera frontale del tram. Le immagini, risulta dagli atti, si interrompono pochi istanti prima che il mezzo arrivi alla fermata, per poi riprendere solo dopo lo schianto. Un buco di alcuni secondi che potrebbe essere accidentale, magari dovuto a un calo di tensione, ma che non si può escludere nasconda un indizio. Per questo l’analisi della scatola nera, affidata al professor D’Errico, sarà cruciale. Parallelamente, si sta passando al setaccio il cellulare del tranviere. I tabulati telefonici hanno già escluso la presenza di chiamate vocali durante il turno di guida, ma gli investigatori vogliono vederci chiaro sul traffico dati: una navigazione in internet o l’uso di app potrebbe aver distolto lo sguardo dalla strada, anche solo per un istante fatale. Il conducente, dal canto suo, ha sempre parlato di un malore sopraggiunto dopo un trauma a un dito del piede avvenuto mezz’ora prima, una versione che i medici del Niguarda non hanno escluso, parlando di possibile sincope vasovagale.

La solidarietà tra i ristoratori per il Robata Kan

Mentre gli accertamenti tecnici procederanno con i tempi lunghi dell’accertamento irripetibile, che richiederà il coinvolgimento di consulenti di parte, la città cerca di ricucire lo strappo. Oltre al dolore per le vittime, c’è la realtà di un’attività commerciale sventrata. Il ristorante Robata Kan, in viale Vittorio Veneto, è stato ridotto a un cumulo di macerie dalla furia del tram. La sua brigata di cucina, però, non è rimasta con le mani in mano. Una catena di solidarietà spontanea, nata tra colleghi del settore, ha permesso di organizzare tre serate di raccolta fondi. Sarà Akira Bar, in zona Isola, a ospitare i cuochi del locale distrutto il 6, 7 e 8 marzo. L’obiettivo, spiegano i promotori, è duplice: cucinare insieme le materie prime che altrimenti sarebbero andate sprecate e devolvere l’intero incasso alla ripartenza dell’attività, un segnale concreto in una vicenda segnata da lutti e da troppi punti interrogativi.

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