Caso Roggero, il valore della vita e il flop del centrodestra in piazza Strozzi
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Redazione Interno
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Si legge in un manuale di diritto penale americano, il Robinson-Cahill, in un contesto culturale che pure concede ampi margini alla legittima difesa: «Una vita umana, anche se è quella di un ladro, vale di più del diritto di proprietà. Per questo i codici penali negli Stati Uniti vietano l'uso della forza letale per difendere la proprietà, in assenza di un pericolo per l'incolumità personale».
Una massima che fa da contrappunto ideale alla vicenda di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori, una pena che la politica del centrodestra, con tanto di presidio in piazza Strozzi, ha definito "un ergastolo" per un uomo di 72 anni.
Il presidio mancato e le firme in piazza
Qualche decina di persone, forse una trentina, arrivate alla spicciolata in piazza Strozzi, nel cuore della Firenze lussuosa. Una camionetta della polizia parcheggiata sotto i cartelloni della mostra di Rothko, agenti in divisa e in borghese agli angoli della strada. Non proprio un bagno di folla, il presidio a sostegno della grazia per Mario Roggero, che ha visto tutto il centrodestra fiorentino riunito simbolicamente sotto la targa dedicata a Carlo Barducci, il gioielliere assassinato dai rapinatori nel suo negozio il 20 dicembre 1992.
Tavolino sotto il braccio e penne in tasca, i rappresentanti di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Lista Civica Eike Schmidt hanno raccolto in mezz'ora una quarantina di firme per "valutare la concessione della grazia a Mario Roggero", come recitava il modulo di adesione.
La condanna e la reazione politica
La sentenza della Corte di Cassazione, che ha confermato il verdetto di secondo grado, ha chiuso il capitolo giudiziario ma ha aperto un vivace dibattito politico. I giudici hanno rigettato il ricorso presentato dal difensore di Roggero, ritenendo che l'azione aggressiva dei rapinatori fosse totalmente conclusa quando il gioielliere li inseguì nel parcheggio e sparò loro alle spalle. Alessandro Draghi, esponente di Fratelli d'Italia, ha commentato: "Roggero non è un beato, non è un santo, ma nemmeno un criminale.
È un onesto commerciante che si è trovato coinvolto per la seconda volta in uno spiacevole episodio, con moglie e figlia sotto minaccia di una pistola, finta, ma senza tappo rosso e che quindi poteva essere vera. La sua reazione è stata esagerata, ma non merita 14 anni di carcere, che per un uomo di 72 anni vogliono dire l'ergastolo".
La richiesta di grazia, avanzata con forza dal ministro dell'Interno Matteo Salvini che ha parlato di "condanna profondamente ingiusta", ha trovato l'appoggio del centrodestra, mentre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato che la grazia è una facoltà esclusiva del Capo dello Stato, spegnendo le polemiche sull'avvio dell'istruttoria da parte del ministro Nordio.
La proposta di legge della Lega e le critiche
A riaccendere la scintilla ideologica sulla legittima difesa è stata la proposta di legge depositata dal senatore Claudio Borghi della Lega, che mira a introdurre una causa di non punibilità per "qualsiasi reazione" attuata nell'immediatezza di un'aggressione a mano armata all'interno del domicilio o del proprio esercizio commerciale, prescindendo dalla proporzionalità dei mezzi impiegati e dalla persistenza del pericolo. Una disciplina che, secondo i critici, configura un attacco ai cardini dello Stato di diritto, trasformando la legittima difesa in uno scudo per la giustizia privata.
Come sottolineato da più parti, l'eliminazione dei requisiti di proporzione e persistenza del pericolo finirebbe per equiparare la difesa di un bene materiale alla vita umana, un principio che in un ordinamento democratico non può essere messo in discussione. Il dibattito, dunque, si sposta sul filo sottile che separa la legittima difesa dalla vendetta, con il mondo del diritto che richiama l'attenzione sul monopolio statale della forza e sulla necessità di non trasformare l'Italia in un Far West giudiziario.
Nel frattempo, Mario Roggero si prepara a scontare la sua pena, in attesa di conoscere le sorti della richiesta di grazia e dei possibili ricorsi alla Corte Europea. La sua vicenda rimane un simbolo, un caso emblematico di come un dramma umano possa trasformarsi in un campo di battaglia politico, dove il confine tra giustizia e clemenza diventa sempre più labile e carico di significati ideologici.
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