Un giorno in pretura, stasera su Rai 3 il caso di Nada Cella e l'omicidio di Sofia Stefani
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nuovo appuntamento in prima serata su Rai 3 con "Un giorno in pretura", lo storico programma di approfondimento giudiziario ideato e condotto da Roberta Petrelluzzi. La puntata in onda mercoledì 15 luglio propone due vicende di cronaca nera che hanno profondamente segnato l'opinione pubblica: la seconda e ultima parte del processo per il cold case di Nada Cella, la giovane segretaria uccisa a Chiavari nel lontano 1996, e il procedimento a carico dell'ex comandante della polizia locale Giampiero Gualandi, accusato dell'omicidio della collega e amante Sofia Stefani.
Nada Cella, la verità dopo trent'anni
La prima parte della serata, firmata da Stefano Di Gioacchino, ripercorre le fasi finali del processo che vede imputata Anna Lucia Cecere, ex insegnante di 54 anni, accusata di omicidio volontario. La vicenda risale al 6 maggio 1996, quando Nada Cella venne brutalmente uccisa all'interno dello studio del commercialista Marco Soracco, per il quale lavorava.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, la Cecere avrebbe agito spinta da un profondo sentimento di invidia e gelosia nei confronti della vittima: la donna ambiva a prendere il posto della segretaria sia sul piano professionale che in quello sentimentale, desiderando legarsi a Soracco. Il processo di primo grado si è concluso lo scorso gennaio dinanzi alla Corte d'Assise di Genova, che ha condannato l'imputata a 24 anni di reclusione per omicidio volontario, pur escludendo l'aggravante della crudeltà.
Nello stesso procedimento, il commercialista Soracco ha ricevuto una condanna a 2 anni per favoreggiamento, con l'accusa di aver protetto la Cecere per quasi tre decenni. Nelle motivazioni della sentenza, depositate nell'aprile 2026, i giudici hanno confermato come movente una profonda "invidia sociale" dell'imputata nei confronti di Nada Cella.
La tragedia di Sofia Stefani, la vigilessa uccisa
A fare da contrappunto alla vicenda di Chiavari, il racconto del processo per la morte di Sofia Stefani, la giovane agente di polizia locale di 33 anni uccisa il 16 maggio 2024 ad Anzola dell'Emilia, un comune di circa ventimila abitanti alle porte di Bologna. Un luogo, il comando dei vigili, che avrebbe dovuto rappresentare un presidio di ordine e che invece si è trasformato in teatro di un omicidio.
La seconda parte della trasmissione, curata da Tommi Liberti, si intitola "Un amore pericoloso" e ricostruisce le fasi salienti del dibattimento a carico di Giampiero Gualandi, vicecommissario e superiore gerarchico della vittima, nonché suo amante. La procura ha contestato all'uomo l'omicidio volontario aggravato, mentre la difesa ha sempre sostenuto la tesi del colpo partito accidentalmente durante la pulizia dell'arma.
Il programma analizza le testimonianze raccolte in aula e gli elementi emersi durante le indagini, tra cui le chat tra i due e la dinamica di una relazione caratterizzata da un forte squilibrio di potere.
La sentenza di primo grado per Gualandi
Il processo si è già concluso in primo grado lo scorso novembre, quando la Corte d'Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, ha condannato Giampiero Gualandi all'ergastolo per l'omicidio della collega. La procuratrice aggiunta Lucia Russo, che aveva chiesto la massima pena, aveva parlato di "feroce manipolazione" esercitata dall'imputato nei confronti della vittima, sia sul piano professionale che sessuale. La Corte ha accolto la tesi dell'accusa, riconoscendo l'aggravante del legame affettivo, ma ha escluso quella dei futili motivi.
L'ex comandante, che all'epoca dei fatti aveva 63 anni, era accusato di aver ucciso la Stefani con un colpo di pistola al volto, esploso all'interno dell'ufficio del comando. La difesa aveva tentato di far riqualificare il reato in omicidio colposo, sostenendo che il colpo fosse partito accidentalmente, ma i giudici hanno ritenuto fondata la tesi del delitto volontario. Oltre alla condanna all'ergastolo, il tribunale ha stabilito un risarcimento di 600.000 euro per ciascuno dei genitori della vittima, Angela Querzè e Bruno Stefani, e di 500.
000 euro per il fidanzato, Stefano Guidotti.
Due storie di cronaca giudiziaria a confronto
"Un giorno in pretura" mette così in parallelo due vicende che, pur nella loro diversità, rappresentano esempi emblematici di come i processi possano far luce su tragedie private e sulla complessità dei rapporti umani. Da una parte il lungo cammino della giustizia per un cold case rimasto irrisolto per decenni, dall'altra la vicenda di una giovane donna uccisa in un luogo di lavoro da chi avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento.
La trasmissione, che si avvale della conduzione di Roberta Petrelluzzi con Tommi Liberti e Antonella Nafra, si conferma come uno spazio di approfondimento capace di restituire al pubblico, attraverso le immagini delle aule giudiziarie e le testimonianze, il senso di una ricerca della verità che non si arresta dinanzi al trascorrere del tempo.




