Il contrappasso dei sovranisti: per Trump siamo tutti "clandestini"
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Redazione Esteri
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Un gioco di specchi, quello che ha visto per qualche ora l’Europa scoprirsi potenzialmente indesiderata, forse persino deportabile, in un carcere diventato simbolo di detenzione arbitraria: Guantanamo. Italiani, tedeschi, francesi, cittadini di paesi che da anni coltivano il mito sovranista, si sono ritrovati a fare i conti con l’ipotesi di finire, loro malgrado, nel mirino della politica migratoria statunitense. Una notizia – poi rivelatasi infondata – che ha scatenato polemiche strumentali, mentre la realtà era ben più semplice: due italiani su novemila irregolari arrestati negli Usa, uno già in viaggio verso casa, l’altro in attesa di rimpatrio.
Nessun trasferimento nell’isola cubana, dunque, nonostante il tam-tam mediatico e le accuse di sudditanza al governo americano. A sgombrare il campo dai dubbi è stato lo stesso ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha ribadito come non ci fosse mai stato alcun pericolo per i connazionali. «La Casa Bianca ha smentito», ha precisato, ricordando che l’Italia, già nei mesi scorsi, aveva garantito la disponibilità a riaccogliere gli irregolari arrestati. Un impegno preso «nel rispetto del diritto consolare», che rendeva impossibile qualsiasi trasferimento a Guantanamo.




