D’Aversa e il bicchiere mezzo pieno dopo il ko di Napoli: “La differenza la fa la determinazione”
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Redazione Sport
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Ha il sapore dell’amaro in bocca, la serata del Maradona per il Torino, eppure Roberto D’Aversa, dal suo osservatorio privilegiato, sceglie di non guardare soltanto al dato nudo e crudo della sconfitta. Il 2-1 con cui il Napoli si è aggiudicato l’anticipo della ventottesima giornata, complice la rete nel finale di Cesare Casadei che per un attimo aveva fatto sperare nella rimonta, lascia infatti in eredità ai granata una classifica che li vede fermi a quota trenta punti, ma anche la consapevolezza, per l’allenatore subentrato da poche settimane a Marco Baroni, di aver intravisto qualcosa di costruibile. “Nel primo tempo ci siamo trovati sotto — ha commentato il tecnico ai microfoni di Dazn nel post-gara — ma le reali occasioni da gol per il Napoli, al netto della rete subita e di un colpo di testa di Hojlund dove potevamo fare meglio, sono state quelle”. Il ragionamento di D’Aversa, da uomo di campo qual è, si sviluppa per sottrazione, quasi a voler isolare gli episodi che hanno inciso sull’esito finale da una prestazione che, nel suo complesso, gli è parsa più che dignitosa.
Coraggio e occasioni, la ricetta che non basta contro i campioni d’Italia
Il concetto che l’allenatore granata ha voluto ribadire con insistenza, tanto nell’intervista televisiva quanto nella successiva conferenza stampa, ruota attorno a un nucleo tematico preciso: la necessità di accompagnare alla prestazione una maggiore dose di cinismo. Perché se è vero, come è vero, che affrontare la squadra che ha vinto lo scudetto e che in questa stagione viaggia a ritmi da capolista impone un rispetto tattico, è altrettanto vero che il Torino non può uscire dal campo con la sensazione di non aver provato a ferirla. “Io batto molto da due settimane su come andare in campo con maggiore coraggio — ha spiegato D’Aversa, facendo riferimento al lavoro svolto agli ordini del suo staff sin dal suo arrivo in panchina — e credo che stasera, sotto questo aspetto, abbiamo visto una squadra che ci ha provato”. Il riferimento implicito, lo si coglie dalle sue parole, è a quelle situazioni in cui la giocata più semplice verrebbe istintivamente cercata, laddove invece servirebbe osare qualcosa in più: un tiro da fuori, un inserimento in area con più convinzione, una giocata di prima.
A leggere la cronaca del match, e a riascoltare le dichiarazioni raccolte dai giornalisti presenti al seguito delle due compagini, emerge come D’Aversa abbia più volte sottolineato il concetto della determinazione quale elemento discriminante in partite di questo calibro. “Alla fine la differenza è tra chi riesce a fare gol e chi non riesce a non subirne — ha aggiunto con una battuta che sintetizza efficacemente il confine sottile che separa un risultato positivo da una sconfitta — e nel nostro caso, a fronte di occasioni avute, abbiamo pagato a caro prezzo alcuni episodi”. La squadra, dal canto suo, ha lottato e non ha mai mollato, un aspetto che per un gruppo reduce da un cambio di guida tecnica e bisognoso di ritrovare fiducia non può essere sottovalutato. Poco prima della marcatura di Casadei, del resto, il Torino aveva avuto un’altra opportunità nitida per accorciare le distanze, e questo la dice lunga sulla volontà di restare in partita fino all’ultimo respiro.
L’equilibrio come obiettivo e la ricerca della cattiveria sotto porta
Mantenere il match in bilico, contro una formazione che in casa aveva costruito buona parte del suo percorso, rappresentava per D’Aversa uno degli imperativi categorici della serata. Una volta che l’equilibrio si spezza, e il raddoppio degli azzurri è arrivato in una fase delicata del secondo tempo, diventa poi complicato contenerne le ripartenze e la qualità tecnica. “Tenere la partita in equilibrio era importante — ha ammesso il tecnico — e sul secondo gol potevamo fare meglio in fase di non possesso, perché abbiamo concesso qualcosa che potevamo evitare”. Tuttavia, anche in quel frangente, la reazione non è mancata, e i ragazzi hanno cercato in tutti i modi di riaprirla, riuscendoci solo nel finale con un guizzo che però non è bastato per raddrizzare il risultato.
Quello che D’Aversa sembra voler trasmettere al suo ambiente, al di là del risultato numerico, è la consapevolezza che la strada intrapresa sia quella giusta. Il fatto di essere riusciti a creare più di una palla gol a una difesa rodata come quella partenopea, nonostante il valore assoluto dell’avversario, rappresenta un piccolo mattoncino su cui costruire la prosecuzione della stagione. “Sono soddisfatto — ha concluso a Toro News — perché abbiamo avuto le nostre occasioni e abbiamo giocato a testa alta. Ci focalizziamo spesso sugli episodi, ma dobbiamo continuare a lavorare per far sì che questi episodi girino dalla nostra parte”. Un concetto, quello della sfortuna o della cattiva gestione di singoli frangenti, che non suona come un alibi, bensì come una fotografia realistica di una squadra che, nelle difficoltà, sta provando a trovare la propria identità sotto una nuova guida. E se il bicchiere può sembrare mezzo vuoto per i soli trenta punti in classifica, per D’Aversa è almeno mezzo pieno per il coraggio messo in campo contro chi, quella differenza sotto porta, l’ha sfruttata tutta.
Description: Roberto D'Aversa analizza la sconfitta del Torino contro il Napoli. Il tecnico sottolinea la prova positiva e la necessità di più determinazione sotto porta.




