Gaza, decine di morti nei raid israeliani mentre si aggrava la crisi umanitaria

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nonostante siano passati due mesi dalla fine del cessate il fuoco del 18 marzo, i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza non accennano a diminuire, lasciando sul terreno decine di vittime, molte delle quali civili. Lo stesso esercito israeliano ha ammesso che l’80% delle persone uccise negli ultimi raid non era coinvolto in attività militari, un dato emerso in risposta a un’inchiesta della rivista ebraica Hamakom. Se la recrudescenza del conflitto non sorprende, a colpire è la crescente proporzione di morti tra la popolazione non combattente, già stremata da mesi di assedio e carestia.

La strategia di Tel Aviv, come ribadito dal primo ministro Benjamin Netanyahu, punta a un controllo militare totale su Gaza, obiettivo perseguito attraverso l’operazione "Carri di Gedeone", avviata domenica scorsa. «Si tratta di privare Hamas della capacità di agire e di impedirgli di dirottare gli aiuti umanitari», ha dichiarato il leader israeliano, confermando una linea già tracciata nei mesi scorsi. Intanto, la lista dei dirigenti del movimento palestinese eliminati si allunga: dopo l’uccisione di Ismail Haniyeh a Teheran lo scorso luglio e quella di Yahya Sinwar a Rafah in ottobre, le operazioni mirate proseguono senza sosta, riducendo progressivamente la struttura di comando dell’organizzazione.

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