Bff Bank, il cda ridetermina l’uscita di Belingheri: quattro milioni per il patto di non concorrenza, niente golden parachute

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Bff Bank, riunitosi lo scorso 10 febbraio per l’esame dei risultati preliminari dell’esercizio 2025, ha contestualmente messo nero su bianco la posizione dell’ex amministratore delegato Massimiliano Belingheri, definendo in maniera unilaterale – e senza la presenza dell’interessato – i termini economici della sua uscita di scena. La pratica, tutt’altro che meramente liquidatoria, ha visto il cda operare una distinzione sostanziale tra due voci: da un lato il corrispettivo per il patto di non concorrenza, riconosciuto e già avviato all’esecuzione per un importo complessivo di 4 milioni e 80 mila euro, dall’altro la clausola del cosiddetto golden parachute, che il board ha invece deliberato di non corrispondere in quanto ne sono risultati carenti, a suo giudizio e sulla scorta dei pareri raccolti, i presupposti statutari e regolamentari -3-7.

La cifra riconosciuta a Belingheri, che pure rappresenta un’entrata ragguardevole per un rapporto ormai risolto, è stata determinata applicando un moltiplicatore del trecento per cento al compenso fisso annuo, quantificato in 1,36 milioni di euro, secondo quanto stabilito dalla politica di remunerazione e incentivazione varata per l’esercizio in corso e in armonia con le disposizioni di vigilanza di Banca d’Italia. Non si tratta, va specificato, di una buonuscita in senso stretto, bensì del prezzo pagato dalla banca per garantirsi la non interferenza del suo precedente amministratore delegato per un arco temporale triennale; e il cda, nel liquidare la somma, ne ha altresì articolato la struttura in una componente upfront in contanti per 1,36 milioni, a cui si aggiungono due ulteriori tranche – una da 1,088 milioni e l’altra da 1,632 milioni – corrisposte in parte in strumenti finanziari e, per l’ultima frazione, sottoposta a un meccanismo di differimento quinquennale -7.

L’archiviazione del paracadute d’oro e le partite contabili ancora aperte

Parallelamente alla definizione del patto di non concorrenza, l’organo amministrativo ha escluso in via definitiva l’erogazione delle indennità aggiuntive riconducibili alla fattispecie del golden parachute: una decisione, questa, assunta all’esito di un’istruttoria condotta con i consulenti legali della banca e motivata dall’insussistenza dei requisiti che, secondo i regolamenti interni e le prassi di mercato, legittimano l’attivazione di simili dispositivi di tutela in occasione della cessazione anticipata di un mandato esecutivo. Rimangono invece ancora in attesa di quantificazione – e verranno dettagliati nella prossima relazione sulla remunerazione – gli eventuali conguagli legati agli obiettivi di breve termine, il cosiddetto Mbo, e ai piani di incentivazione di lungo periodo, i cui ratei attivi maturati da Belingheri dovranno essere computati secondo le regole di competenza e performance effettivamente conseguita -3-7.

I conti del 2025 tra rettifiche, oneri straordinari e flessioni di bilancio

La riunione consiliare che ha sancito i termini dell’addio a Belingheri ha fatto da cornice, inevitabilmente, alla fotografia di un esercizio 2025 che gli uffici della banca hanno dovuto ricostruire applicando rettifiche di consistente impatto. I ricavi netti rettificati si sono attestati a 678,7 milioni, segnando un decremento del quattordici per cento sul periodo precedente, sebbene il ramo Factoring, Lending & Credit Management abbia confermato il proprio ruolo di traino con 390,7 milioni di apporto; e l’utile netto contabile, quello che sconta cioè tutte le poste straordinarie senza alcuna normalizzazione, è scivolato a 70,17 milioni, letteralmente falcidiato da una svalutazione one-off di 67 milioni ascritta alle azioni di de-risking deliberate dal management per ripulire il portafoglio crediti in vista di una possibile – ma non ancora formalizzata – operazione di cartolarizzazione -2-8.

È invece in controtendenza, e merita una lettura distinta, il dato dell’utile netto rettificato – depurato cioè sia degli oneri straordinari sia della volatilità contabile – che ha raggiunto i 151,7 milioni, evidenziando un progresso del sei per cento rispetto al 2024. Uno scarto, questo, che certifica come l’operatività corrente dell’istituto abbia continuato a generare redditività nonostante l’ambiente operativo si sia fatto più complesso, e nonostante l’obbligo di assorbire accantonamenti aggiuntivi legati in parte a sentenze sfavorevoli sui crediti vantati verso la pubblica amministrazione italiana e in parte a un rallentamento nella riscossione degli interessi di mora -2-4.

Piazza Affari e il peso della discontinuità strategica

Sul mercato azionario, nelle sedute immediatamente successive alla diffusione delle linee guida sui conti e all’annuncio del ricambio al vertice, il Titolo Bff Bank ha subito una pressione ribassista che gli analisti hanno definito senza precedenti per intensità e rapidità. Dopo il crollo del quarantaquattro per cento registrato nei primi giorni di febbraio – una seduta che aveva imposto ripetute sospensioni per eccesso di volatilità – la quotazione ha continuato a muoversi in territorio negativo, evidenziando una discesa del 4,68 per cento nella giornata di contrattazione seguente la pubblicazione dei dati preliminari -4-8.

Pur mantenendosi, su base settimanale, in una posizione di forza relativa migliore rispetto all’indice di riferimento delle mid cap, il titolo sconta oggi il radicale ridimensionamento delle prospettive di crescita che il nuovo corso, guidato dal direttore generale Giuseppe Sica, ha comunicato al mercato: un utile per azione 2026 rivisto a 0,8 euro contro la precedente stima di 1,3 e un obiettivo di utile netto rettificato abbassato a 160 milioni, lontanissimo dai 240 milioni che il piano precedente considerava alla portata dell’istituto -4-8. La discontinuità, insomma, è stata recepita dagli investitori non tanto come una correzione marginale, quanto come la cesura definitiva con una fase di sviluppo che, per Bff Bank, appare oggi definitivamente archiviata.

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