Bff Bank, i commissari di Bankitalia e il crollo in Borsa: i conti del factoring finiscono sotto inchiesta
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Redazione Economia
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Mattinata di fuoco a Piazza Affari per Bff Bank, il cui titolo – dopo una partenza in sospeso che già lasciava presagire l’entità della reazione – ha subito un tracollo superiore al 50% in pochi istanti, toccando in alcuni frangenti ribassi teorici vicini al 63%. A innescare la raffica di vendite è stato il provvedimento comunicato nel fine settimana dalla Banca d’Italia, un intervento che, pur senza svuotare le prerogative del consiglio di amministrazione, introduce una forma di vigilanza particolarmente incisiva: l’affiancamento temporaneo di due commissari straordinari. L’istituto di credito, specializzato nel factoring verso la pubblica amministrazione, si trova così a dover gestire non solo lo scetticismo del mercato ma anche una partita contabile complessa, con la stessa autorità di vigilanza che ha chiesto ufficialmente di posticipare l’approvazione del bilancio 2025.
Un affiancamento senza spossessamento: il ruolo di Lener e Fioretto
La decisione di Via Nazionale, formalizzata ai sensi dell’articolo 75-bis del Testo Unico Bancario, ha portato alla nomina di Raffaele Lener e Francesco Fioretto, i quali – come si legge nella nota diffusa dalla banca – avranno il compito di “coadiuvare” il consiglio nel “rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile”. Si tratta di una misura che, pur nella sua straordinarietà, lascia formalmente invariati i poteri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, i quali mantengono piena facoltà decisionale. L’intervento, spiegano fonti vicine al dossier, mira a rafforzare la governance e ad accelerare la definizione delle azioni rimediali in tre aree nevralgiche: il comparto del factoring, la gestione del credito e – aspetto forse più delicato – il sistema dei controlli interni. L’arrivo dei due professionisti rappresenta dunque una sorta di cintura di sicurezza voluta dall’autorità, finalizzata a evitare ulteriori scivoloni nella fase di ricostruzione della trasparenza contabile.
Le irregolarità al vaglio: il nodo dei “past due” e le rettifiche di bilancio
A rendere necessario un intervento così diretto è stato il quadro emerso dalle ispezioni in corso, un quadro che ha rivelato criticità diffuse nella classificazione prudenziale dei crediti. Secondo le ricostruzioni, le anomalie riguarderebbero principalmente la contabilizzazione degli interessi di mora e il calcolo dei giorni di arretrato nel business del factoring, portando potenzialmente a un aumento significativo delle esposizioni deteriorate, i cosiddetti “past due”. Le stime parziali fornite dall’istituto parlano di possibili impatti aggiuntivi fino a 800 milioni di euro legati agli interessi di mora e fino a 500 milioni derivanti da una interpretazione più restrittiva dei meccanismi sospensivi, specificando però che si tratta di voci non necessariamente cumulabili. Non va dimenticato, a scanso di equivoci, che queste esposizioni riguardano in larga parte crediti verso lo Stato – soggetto certamente solvibile ma cronista nei pagamenti – e che la banca, come ha tenuto a precisare in una nota, continua comunque a rispettare i requisiti patrimoniali minimi (Cet1).
Il peso delle inchieste pregresse e lo slittamento del bilancio
L’attuale provvedimento non nasce dal nulla, ma si innesta in una stagione già segnata da tensioni e verifiche: a inizio anno la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo per l’ipotesi di falso in bilancio, a seguito di una prima ispezione di Bankitalia che aveva già portato alla luce una errata registrazione di incassi tra il 2019 e il 2023 per circa 54 milioni di euro. In quel caso l’effetto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 era stato quantificato in 15,1 milioni. A ciò si aggiungono le verifiche su un campione di pagamenti accessori ricevuti nell’ultimo decennio (circa 452 milioni), dalle quali emerge un impatto negativo stimato statisticamente in 3,4 milioni, nonché un’esposizione legata a sentenze sfavorevoli verso il settore pubblico pari a circa 400 milioni di euro lordi, al netto di rettifiche già considerate. Alla luce della mole di rilievi, la Banca d’Italia ha richiesto formalmente di ritardare la presentazione del progetto di bilancio 2025 entro il 30 aprile e l’approvazione assembleare entro il 30 giugno, una dilazione che conferma l’esigenza di fare chiarezza prima di cristallizzare i numeri dell’esercizio.




