Bankitalia impone i commissari e il mercato dimezza Bff: azioni a picco, poi il rimbalzo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di ieri a Piazza Affari ha consegnato agli atti una delle contrazioni più violente mai registrate per un istituto di credito: Bff Bank ha visto il proprio valore crollare del 54%, un tonfo che ha portato la capitalizzazione a poco più di 320 milioni di euro, a fronte dei circa 2 miliardi toccati solo due anni fa. Una reazione, quella del mercato, che ha trovato origine nelle misure straordinarie decise da Bankitalia, la quale ha imposto l’affiancamento di due commissari al consiglio di amministrazione. Raffaele Lener e Francesco Fioretto sono stati chiamati a intervenire dopo che un’ispezione, ancora in corso, ha fatto emergere ulteriori criticità; si parla, nello specifico, di carenze nel sistema dei controlli interni e di irregolarità nella contabilizzazione degli interessi di mora, circoscritte all’area del factoring. La giornata di ieri aveva visto il titolo oscillare in maniera drammatica, perdendo oltre il 60% nel corso delle contrattazioni, prima di attestarsi sul -54% finale.

La reazione del mercato e il tentativo di rassicurazione dell’ad

Non è bastata a frenare l’emorragia nemmeno la conference call straordinaria convocata dal ceo Giuseppe Sica, che ha cercato di rassicurare gli analisti sulla tenuta dell’istituto. Sica, che ha preso le redini del gruppo dopo la sostituzione dell’ex azionista di riferimento Massimiliano Belingheri, si è trovato a dover gestire una pressione che covava da settimane: già ai primi di febbraio era arrivato un profit warning con accantonamenti straordinari per 95 milioni previsti nel 2025, cui aveva fatto seguito il taglio dei target finanziari per il biennio successivo. L’intervento di Via Nazionale, però, ha rappresentato uno scossone tale da far percepire agli investitori il rischio di una instabilità profonda nella governance, nonostante non vi siano segnali di una crisi di liquidità imminente né tantomeno una fuga di depositi dalla banca milanese specializzata nel credito verso la pubblica amministrazione.

La tecnica del titolo e il giudizio degli analisti

L’analisi settimanale relativa al titolo Bff, confrontata con l’andamento del Ftse Italia Mid Cap, evidenziava già prima del crollo un cedimento in termini di forza relativa, con la banca che faceva peggio del mercato di riferimento. Il quadro tecnico, dopo la seduta di lunedì, segnalava un ampliamento della linea di tendenza negativa, con il supporto individuato a quota 1,482 euro e un’area di resistenza a 1,734. E proprio su questi valori si è innestato il rimbalzo della seduta successiva: martedì 31 marzo, il giorno dopo il crollo da -55% che aveva spinto la capitalizzazione a 270 milioni, le azioni hanno aperto in rialzo del 12,3%, tornando a scambiare intorno a 1,6 euro. Un movimento che il mercato ha interpretato come l’inizio di una digestione delle misure draconiane imposte dall’autorità di vigilanza.

L’ispezione in corso e le ombre sui controlli interni

Il commissariamento parziale deciso da Bankitalia non è nato dal nulla: l’istituto milanese, attivo nello smobilizzo di crediti pro soluto (con trasferimento integrale del rischio) verso la pubblica amministrazione, era già sotto la lente di ingrandimento da mesi. L’ispezione avviata da Via Nazionale, che non si è ancora conclusa, ha portato alla luce irregolarità contabili che hanno costretto il consiglio ad accettare l’affiancamento dei due commissari. La scelta è ricaduta su Lener e Fioretto, figure chiamate a operare al fianco del cda per ristabilire la correttezza delle procedure interne. Nonostante la violenza della reazione della Borsa, che ha bruciato più della metà del valore in poche ore, gli analisti hanno iniziato a riconsiderare il titolo dopo il rimbalzo, cogliendo nella stabilità della raccolta un segnale di resilienza che, per ora, tiene lontano lo spettro di una crisi di liquidità.

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