Bff, i commissari di Bankitalia affiancano il cda nel risanamento dopo i rilievi sui crediti
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Redazione Economia
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È una stretta che, pur nella continuità formale degli organi sociali, modifica sostanzialmente gli equilibri di governance in una delle principali realtà finanziarie milanesi specializzate nel factoring verso la pubblica amministrazione. La Banca d’Italia ha notificato a Bff Bank un provvedimento di vigilanza che dispone l’affiancamento temporaneo di due commissari al consiglio di amministrazione, intervenendo in un contesto segnato da irregolarità contabili circoscritte – stando a quanto emerso finora – al business dell’acquisto dei crediti, ma potenzialmente estese a voci significative dello stato patrimoniale.
L’ispezione generale, ancora in corso, ha fatto emergere debolezze nei controlli interni e nella classificazione prudenziale delle esposizioni, con particolare attenzione ai meccanismi di calcolo degli interessi di mora e alla contabilizzazione degli incassi relativi a fatture di capitale. Proprio su quest’ultimo fronte, la stessa banca aveva già segnalato in precedenza un errore di registrazione che, tra il 2019 e il giugno 2023, aveva determinato maggiori ricavi e maggiori imposte per circa 54 milioni di euro, con un effetto negativo sul patrimonio netto di apertura del 2025 pari a 15,1 milioni dopo le relative correzioni. Sono cifre che, se lette nell’insieme delle criticità individuate, disegnano il perimetro di un’anomalia sistemica più ampia, tanto che l’autorità di vigilanza ha richiesto alla banca di ritardare la presentazione del progetto di bilancio 2025 – ora atteso entro il 30 aprile – e la sua approvazione assembleare entro il 30 giugno, per consentire una quantificazione completa degli impatti.
L’istituto milanese resta sotto la lente della vigilanza
La scelta di nominare Raffaele Lener, docente di mercati finanziari all’Università di Roma Tor Vergata con alle spalle un’esperienza analoga in qualità di commissario per Banca Carige, e Francesco Fioretto, affianca dunque un cda che mantiene formalmente pieni poteri decisionali. Il modello ricalca quello già adottato in passato per altre realtà, come la Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, e mira a coadiuvare il management nel rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile e nella gestione delle azioni rimediali già avviate dalla banca, con un focus specifico sul sistema dei controlli interni e sulla gestione del credito nel comparto del factoring. Non si tratta, insomma, di una sostituzione degli amministratori, ma di un’iniezione di supervisione tecnica che segnala la necessità di accelerare i tempi di riallineamento contabile e di garantire l’effettiva attuazione delle misure correttive.
Le contestazioni che hanno condotto a questo intervento affondano le radici in un’attività ispettiva iniziata nel 2024 e proseguita con un follow-up nei primi mesi del 2026. In quell’occasione, la Vigilanza aveva già imposto alla banca di aumentare gli accantonamenti e sospeso temporaneamente la distribuzione dei dividendi, richiamando l’attenzione sulla flessibilità delle politiche di accantonamento rispetto agli standard delle banche tradizionali. Un modello di business, quello di Bff, storicamente fondato sul principio che il debitore finale – la pubblica amministrazione – garantisce margini di sicurezza elevati, ma che ora sconta un’interpretazione più rigorosa delle regole prudenziali europee sulla definizione di default e sulla classificazione delle esposizioni deteriorate.
Le possibili rettifiche e i numeri del rischio
Nel quadro delle verifiche condotte dagli ispettori di via Nazionale, le criticità individuate potrebbero tradursi in un aumento significativo delle esposizioni cosiddette “past due”, con stime che parlano di circa 800 milioni di euro legati all’inclusione degli interessi di mora e fino a 500 milioni derivanti da una possibile interpretazione più restrittiva dei meccanismi di calcolo degli arretrati. Si tratta per la gran parte di crediti verso il settore pubblico, caratterizzati da una perdita attesa contenuta, ma l’effetto cumulato delle rettifiche – sommandosi alle correzioni già apportate per gli errori contabili pregressi – potrebbe incidere in modo non trascurabile sul patrimonio. A ciò si aggiungono i contenziosi con la pubblica amministrazione italiana per esposizioni oggetto di sentenze sfavorevoli, in larga parte non ancora definitive, per circa 400 milioni di euro lordi, al netto di rettifiche già effettuate per 70 milioni.
La banca ha sottolineato in più comunicazioni di continuare a rispettare i requisiti patrimoniali di Cet1, anche dopo gli accantonamenti straordinari per circa 95 milioni di euro annunciati a inizio febbraio in vista di una potenziale operazione di cartolarizzazione e di de-risking del portafoglio. Era stato quello stesso annuncio, accompagnato dalla revisione al ribasso dei target finanziari per il 2026 – con l’utile netto rettificato atteso a 160 milioni contro i 240 precedentemente stimati – e dal cambio al vertice con l’ingresso del nuovo direttore generale Giuseppe Sica, a innescare una pesante correzione del titolo in Borsa, finito poi sotto l’attenzione della Consob per le dinamiche di mercato.
Il precedente giudiziario e gli sviluppi delle indagini
Il quadro di criticità non si esaurisce nell’ambito della sola vigilanza prudenziale. La Procura di Milano, già dal 2023, ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di falso in bilancio, concentrando l’attenzione proprio sulla contabilizzazione degli interessi di mora e sugli indennizzi forfetari per il recupero crediti – voci che, al termine del 2024, superavano complessivamente i 700 milioni di euro – e più di recente ha esteso le verifiche alle operazioni di de-risking e agli accantonamenti straordinari deliberati dal consiglio di amministrazione. La banca, in una nota, ha precisato di aver già reso la propria disponibilità a collaborare con gli inquirenti, specificando che le azioni intraprese sono frutto di autonome valutazioni del management e non collegate all’indagine, dalla quale non risultano per ora indagati i vertici aziendali.
In questo scenario, la nomina dei commissari da parte di Bankitalia assume il significato di una misura di rafforzamento della governance, finalizzata a sostenere il percorso di correzione senza soluzione di continuità rispetto agli organi sociali in carica. Un percorso che la banca ha già avviato con la revisione interna dei processi contabili e con la definizione di un budget 2026 improntato a maggiore prudenza, in attesa di presentare nella seconda metà dell’anno il nuovo piano strategico che dovrà inrare gli effetti delle rettifiche e delle azioni rimediali. L’intervento della Vigilanza, in questo senso, rappresenta non tanto un’inversione di rotta quanto piuttosto un’accelerazione imposta per arrivare a una quantificazione definitiva delle criticità e per garantire che il riallineamento contabile avvenga secondo standard di trasparenza e rigore, senza che il cda venga privato delle sue prerogative gestionali.




