Rottamazione e manovra, le critiche della Corte dei Conti e i rilievi di Bankitalia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel quadro delle audizioni parlamentari sulla manovra economica per il triennio 2026-2028, due istituzioni, seppur con competenze diverse, hanno offerto una lettura articolata e per molti versi critica degli interventi all'esame. La Corte dei Conti, con toni che non ammettono equivoci, ha preso di mira il meccanismo delle rottamazioni, definendolo uno strumento che, di fatto, premia i comportamenti scorretti. "La rottamazione favorisce chi è stato inadempiente rispetto ai contribuenti che hanno pagato regolarmente", ha affermato la magistratura contabile, avanzando un dubbio di natura non solo equitativa ma anche economica: "La prospettiva di future rottamazioni può ridurre l'incentivo a pagare regolarmente", minando così, in un colpo solo, il principio di lealtà fiscale e l'efficacia della riscossione stessa. A completare un quadro già di per sé poco lusinghiero, i dati storici dimostrerebbero come tali misure raramente producano gli introiti che i governi si aspettano, con l'incasso reale che sistematicamente si attesta al di sotto delle previsioni più ottimistiche.

Il punto di vista di Bankitalia sulla manovra

Parallelamente, Banca d'Italia, attraverso la voce del vice capo del Dipartimento Economia e Statistica Fabrizio Balassone, ha presentato la sua audizione preliminare, fornendo una valutazione complessiva della legge di bilancio 2026. L'analisi dell'istituto di via Nazionale, pur riconoscendo alcuni elementi di coerenza macroeconomica, non ha taciuto le numerose aree di fragilità e gli effetti limitati di molte misure. In un'audizione che ha toccato diversi temi, dal contributo del sistema bancario fino alle politiche sociali, è emerso un ritratto di una manovra i cui impatti, per la gran parte delle famiglie, si configurano come piuttosto contenuti, se non marginali.

Gli effetti modesti su reddito e assistenza

Entrando nel merito delle singole disposizioni, Bankitalia ha sottolineato come la riduzione dell'aliquota Irpef per il secondo scaglione di reddito, sebbene sia destinata a favorire i nuclei collocati nei due quinti più alti della distribuzione, generi in realtà "una variazione percentualmente modesta del reddito disponibile". Una cautela analoga viene espressa riguardo agli interventi nel campo dell'assistenza sociale, i cui effetti, sebbene si concentrino sui primi due quinti delle famiglie, quelli cioè con le condizioni economiche più difficili, vengono comunque classificati come "anch'essi modesti". Ne risulta un quadro in cui le misure, pur muovendosi nella direzione di un sostegno al potere d'acquisto, sembrano incapaci di imprimere una svolta significativa alle disponibilità finanziarie delle persone.

Un'analisi tra equità e efficacia

Le osservazioni di queste due autorevoli istituzioni, sebbene provenienti da angolazioni differenti, disegnano complessivamente una manovra che fatica a coniugare equità e efficacia. Da un lato, la Corte dei Conti mette in guardia da meccanismi, come la rottamazione, che rischiano di alterare i comportamenti dei contribuenti e di tradire la fiducia di chi puntualmente adempie ai propri obblighi. Dall'altro, Bankitalia fotografa gli impatti economici reali, che appaiono spesso tenui e poco incisivi, lasciando intendere che il disegno di politica economica potrebbe richiedere aggiustamenti per raggiungere gli obiettivi prefissati, in un contesto dove la sostenibilità di lungo periodo rimane una priorità assoluta.

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