Bff Bank, il crollo in borsa dopo il semi-commissariamento di Bankitalia: Titolo giù del 54%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta di ieri a Piazza Affari ha consegnato una fotografia impietosa dello stato di salute percepito di Bff Bank, con il titolo che ha subito una contrazione superiore al 54% – toccando in alcuni frangenti un ribasso del 60% – riducendo la capitalizzazione a circa 320 milioni di euro, un’inezia se rapportata ai 2 miliardi di soli due anni fa. Una reazione violenta, quella del mercato, che non ha trovato argine neppure nella conference call straordinaria indetta dall’amministratore delegato Giuseppe Sica, chiamato a fronteggiare il nervosismo degli analisti dopo la mossa senza precedenti di Via Nazionale. L’intervento di Bankitalia, formalizzato nella giornata di domenica, ha imposto l’affiancamento di due commissari – Raffaele Lener e Francesco Fioretto – al consiglio di amministrazione, un provvedimento che di fatto affida a figure esterne la supervisione diretta dopo che un’ispezione, ancora in corso, ha portato alla luce “ulteriori carenze” nel sistema dei controlli interni, con specifico riferimento alla contabilizzazione degli interessi di mora legati al business del factoring.

Il crollo, il rimbalzo e la fragilità strutturale emersa dall’ispezione

Dopo la débâcle di lunedì, che aveva fatto scivolare il valore delle azioni fino a un minimo intraday vicino a 1,48 euro, il titolo ha aperto la seduta del 31 marzo con un rimbalzo del 12,3%, attestandosi intorno a quota 1,6 euro. Un movimento che gli analisti hanno letto come un primo, parziale assorbimento dello shock legato alle misure straordinarie imposte dall’autorità di vigilanza, ma che non cancella la gravità delle contestazioni sottese all’intervento. Le irregolarità contabili emerse dall’ispezione – circoscritte al comparto del factoring pro soluto, quello in cui l’istituto milanese gestisce e smobilizza crediti commerciali verso la pubblica amministrazione – hanno infatti innescato un meccanismo di sfiducia che ha travolto le quotazioni, vanificando i tentativi di arginare il panico da parte del nuovo vertice aziendale.

Il peso della vigilanza e l’eredità pesante dei vertici aziendali

La pressione sull’istituto, specializzato nella gestione di crediti pro soluto – formula che prevede il trasferimento integrale del rischio di insolvenza – si era già manifestata con chiarezza nei mesi precedenti: ai primi di febbraio, la società aveva diffuso un profit warning che prevedeva accantonamenti straordinari per 95 milioni di euro nel 2025, accompagnato dal taglio dei target finanziari per il biennio successivo e, soprattutto, dal cambio ai vertici con l’uscita del ceo e azionista di riferimento Massimiliano Belingheri, sostituito proprio da Giuseppe Sica, fino ad allora responsabile della direzione finanziaria. Un avvicendamento che non è bastato a placare i timori di Via Nazionale, culminati poi nel semi-commissariamento deciso al termine di un’ispezione in corso d’opera.

L’analisi tecnica e il differenziale con l’indice di riferimento

Dal punto di vista strettamente tecnico, il quadro settimanale del titolo rispetto al FTSE Italia Mid Cap evidenzia un cedimento marcato in termini di forza relativa, con Bff Bank che continua a fare peggio del mercato di riferimento pur dopo la lieve risalita della seduta odierna. Il trend negativo si è ampliato in maniera significativa, con il supporto visto a 1,482 euro che è stato testato con violenza; al rialzo, l’area di resistenza si individua a 1,734 euro, un livello che appare al momento distante se consideriamo la rapidità con cui il valore si è contratto. Non si è verificata, secondo le prime ricostruzioni, una fuga di depositi tale da configurare una crisi di liquidità immediata, ma il dato che ha pesato maggiormente sulla valutazione è la natura strutturale delle carenze segnalate dall’autorità di vigilanza: carenze che hanno riguardato la governance e la contabilizzazione degli interessi di mora, due pilastri fondamentali per un istituto la cui attività principale è legata al credito verso la pubblica amministrazione.

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