La diplomazia pachistana e la lunga corsa verso l’intesa: Teheran manda Araghchi a Islamabad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La macchina della diplomazia, nonostante le frizioni pubbliche e le consuete bordate verbali che hanno scandito le ultime fasi del conflitto, sembra essersi messa in moto verso un appuntamento decisivo. Una delegazione della Repubblica Islamica dell’Iran, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, è attesa domenica in Pakistan.

A darne notizia sono fonti arabe citate dalle emittenti Al-Arabiya e Al-Hadath, secondo le quali la visita – che include figure di alto profilo della diplomazia teheraniana – avrà come obiettivo principale quello di supervisionare i colloqui tecnici legati all’accordo che dovrebbe porre fine alle ostilità tra Washington e Teheran.

L’ombra del materiale nucleare e le smentite di rito

Sullo sfondo di questa mobilitazione, rimane naturalmente la questione cruciale del programma nucleare iraniano, sepolto – secondo le fonti – sotto imponenti montagne di granito. Il presidente Donald Trump, che da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, ha rilanciato la sua visione dell’operazione: "A situazione tranquilla", ha scritto su Truth, "interverremo per recuperare il materiale nucleare grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2". A questo, ha aggiunto, seguirebbe la distruzione dell’uranio arricchito, sia esso in Iran o sul suolo statunitense.

Una narrazione, quella dell’intervento muscolare, che convive però con la realtà più sfumata della diplomazia; tanto più che Teheran, attraverso i propri canali ufficiali, ha prontamente smentito le tempistiche più roboanti, gettando acqua sul fuoco delle dichiarazioni trumpiane circa una firma ormai imminente.

La mediazione di Islamabad e i tempi della firma

Il premier pachistano Shehbaz Sharif, dal canto suo, ha voluto trasmettere un messaggio di ottimismo calibrato, dichiarando su X che gli Stati Uniti e l’Iran non sono mai stati così vicini a un accordo di pace, arrivando persino a ipotizzare una "finalizzazione nelle prossime 24 ore". Una previsione azzardata, visto che la stessa delegazione iraniana non si muoverà prima di domenica; a conferma del fatto che, se il testo politico dell’intesa è stato abbozzato, rimangono ancora sul tavolo nodi spinosi di natura tecnica.

È per sciogliere questi ultimi che Araghchi si recherà a Islamabad, dove i mediatori pachistani – che rivendicano un ruolo centrale nel riavvicinamento – stanno preparando il terreno per una procedura innovativa, ovvero la firma digitale del documento.

L’agenda dei colloqui e le crepe nelle certezze

Nonostante l’aria di distensione, che ha trovato eco anche nei media arabi pronti a certificare l’arrivo dei delegati, la cautela rimane d’obbligo. Il fatto che una delegazione di così alto livello debba ancora recarsi nella capitale pachistana per i "colloqui tecnici" suggerisce che, se è vero che la volontà politica di chiudere il conflitto esiste (come del resto confermato dai movimenti delle cancellerie europee pronte per un eventuale summit), gli ingranaggi del negoziato girano ancora a rilento sui dettagli operativi.

Il materiale nucleare, la cui rimozione è stata al centro delle dichiarazioni più dure di Trump, rappresenta l’ostacolo fisico più evidente; ma non va dimenticato che l’accordo in discussione prevede un complesso scambio di sanzioni, ricostruzione e riapertura delle rotte marittime. La visita di Araghchi, dunque, servirà a verificare se i mediatori pachistani sono realmente riusciti a tradurre le dichiarazioni d’intenti in un linguaggio tecnico condiviso, senza il quale nessuna firma elettronica potrà essere validamente apposta.

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