Pirlo nuovo ct della Nazionale, le certezze di Maldini e i dubbi di Malagò: il compromesso dietro alla scelta
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Redazione Sport
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Il sogno Pep Guardiola è durato lo spazio di una riflessione, circa dieci giorni, prima che l'allenatore catalano declinasse l'offerta della Figc per motivi familiari. E così, dopo che la risposta che nessuno avrebbe voluto ricevere è arrivata nella mattinata di ieri, Paolo Maldini ha fatto valere la sua idea. Quella che, a quanto raccontano le cronache, lo ha animato dal primo giorno in cui ha accettato l'incarico di direttore tecnico della Nazionale: Andrea Pirlo. Il "Maestro", come fu soprannominato ai tempi d'oro in campo, è pronto a succedere a Gennaro Gattuso sulla panchina azzurra.
Manca solo l'ufficialità, che potrebbe arrivare dopo il week end o al massimo martedì in occasione del Consiglio Federale, quando Pirlo avrà risolto il contratto che lo lega allo United Fc di Dubai.
Un no e una scelta: il dualismo Maldini-Leonardo
Svanito il nome del tecnico spagnolo, la coppia formata da Maldini e Leonardo ha impresso una decisa accelerazione alla candidatura dell'ex centrocampista. Come ha raccontato Leonardo giovedì durante l'assemblea dei presidenti, la filosofia che guida la nuova dirigenza è chiara: serve un allenatore che ragioni come ragionano i dirigenti, che condivida le idee e con cui ci sia armonia. Un concetto che Maldini aveva già sposato in passato, quando voleva scommettere su Pirlo per il Milan, un'idea mai realizzata che gli costò la rottura con Pioli.
Ora, nella veste di architetto del nuovo corso azzurro, Maldini ha trovato in Leonardo un alleato prezioso per portare avanti questo progetto. Per i due dirigenti, Pirlo rappresenta la scelta giusta per costruire un'identità di gioco moderna e propositiva, in linea con la rifondazione che parte dal settore giovanile.
I dubbi di Malagò e il malumore di Mancini
Se Maldini e Leonardo non hanno esitazioni, lo stesso non si può dire del presidente federale Giovanni Malagò. Il suo identikit del tecnico ideale, tracciato prima di affidarsi al duo tecnico, parlava di un profilo esperto e vincente, caratteristiche che il curriculum di Pirlo non può certo vantare. Nella testa del numero uno della Figc, il favorito era Roberto Mancini, l'uomo che ha regalato l'ultimo sorriso alla Nazionale con la vittoria dell'Europeo e che, dopo l'esperienza in Arabia Saudita, era pronto a ritentare l'avventura.
Ma Mancini, secondo le ricostruzioni, non è mai stato realmente contattato e ora si sente profondamente deluso, quasi sedotto e abbandonato. La sua candidatura, caldeggiata anche da alcuni ambienti, non ha avuto seguito, e il suo silenzio in questi giorni la dice lunga sull'amarezza per una scelta che lo ha escluso senza appello.
Un azzardo o una scommessa? Le reazioni del mondo del calcio
L'idea di affidare la panchina a Pirlo, forte del suo carisma e della sua storia da campione del mondo, lascia però perplessi molti addetti ai lavori e tifosi. Il sondaggio del Corriere della Sera, pubblicato subito dopo il no di Guardiola, è impietoso: il 42% dei votanti avrebbe voluto Ancelotti, il 37% Conte, solo il 9% Pirlo.
La Serie A, che ha sostenuto la candidatura di Antonio Conte, guarda con scetticismo alla scelta di un tecnico che, nonostante il talento da calciatore, ha finora collezionato esperienze altalenanti: una stagione alla Juventus, tra una Supercoppa e una Coppa Italia, poi la Sampdoria in Serie B, un'esperienza anonima in Turchia e infine Dubai. Un curriculum che appare sottile se paragonato a quello dei ct appena ingaggiati dalle altre nazionali, Zidane per la Francia o Klopp per la Germania.
L'Italia, a 116 giorni dalla notte di Zenica, sceglie una strada diversa, più pericolosa, quella di una scommessa che Maldini e Leonardo hanno deciso di giocarsi fino in fondo. La sua avventura inizierà a settembre in Nations League, con un girone di ferro che metterà subito alla prova la sua capacità di guidare un gruppo Reduce da tre mancate qualificazioni mondiali.
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